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Campagnano di Roma
Collegiata S. Giovanni Battista

 

Portale La Chiesa Cattedrale di S. Giovanni Battista conserva di medioevale l'esterno nella parte anteriore con la porta ad arco acuto ed imposte di legno intagliato; nella parte posteriore un portichetto a una sola luce con la porta archiacuta, alla quale pure sovrasta una edicoletta a colonnine; nei fianchi alcune finestrine, nel resto è stata completamente rifatta nel secolo XVII: con il bel campanile altissimo barocco, sul quale è la data: ANNO. DOMINI MDCII e nell'interno, ove è il soffitto dorato a grandi cassettoni. L'altare della Madonna di Loreto, a sinistra dell'altare maggiore, è del Rinascimento, con candeliere marmoree, mensolette e colonne di marmi colorati: Sotto vi è lo stemma degli Orsini. Nel paliotto dell'altare del crocefisso, presso il precedente sono infissi i rilievi marmorei dell'antico fonte battesimale (il Battesimo nel Giordano, due angeli e le due candeliere). Il paliotto dell'altare del S. Cuore nella navata di destra anch'esso marmoreo, ha nel centro un rosone con la sigla G.C. e nelle estremità S.G. Battista e S. Stefano in alto rilievo.
Nell'abside sono pregevoli pitture in affresco in parte restaurate.
Nella piazzetta avanti alla chiesa è un'edicola in peperino (Fontana Secca) contenente una cassa marmorea e una tazza baccellata ad uso di fontana: sui pilastri sono lo stemma Orsini e quello di Campagnano: sotto il timpano è iscritto PVBLICA . IMPENSA RESTITVTVS.
Più tangibile è invece il passaggio di Del Duca a Campagnano. Perduti i lavori nel castello e nella "Hostaria", di cui pure esistono pagamenti e lettere, restano nella Chiesa parrocchiale tre opere a lui riferibili: la sistemazione del Presbiterio, il Coro ed il Soffitto.
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Il Coro è un pezzo la cui attribuzione ha Del Duca è fuori da ogni discussione essendo la qualità architettonica chiaramente definita in tale senso.
La strutturazione generale sviluppata su tre lati del Presbiterio pur essendo relativamente semplice, non rinuncia ad una definizione di notevole risonanza e qualità.
Originariamente costituita da una sola fila di sedili con inginocchiatoio, divisi in stalli dai riquadri dello schienale. Questi ultimi a loro volta sono articolati tra loro, invece che con la prevedibile soluzione a parasta, da un sistema di alti mensoloni, i quali ne inquadrano la parte superiore sostenendo una vigorosa cornice architettonica. I mensoloni, in forte oggetto, danno un tono di risonante plasticità alla stesura generale del pezzo.

Punti di particolare caratterizzazione del tutto sono gli snodi di passaggio tra le pareti perpendicolari, e la soluzione data allo stallo centrale. Il nodo d'angolo presenta una strana ma interessante soluzione che persegue contemporaneamente il fine della fusione e della disgiunzione tra le pareti in contatto. Nella parte alta i mensoloni formano tangenzialmente corpo unitario, mentre a livello delle spalliere si ha un'accentuazione di distacco tra i due pannelli contigui; meccanismo che determina uno strano rovesciamento nella costituzione della forma.

La soluzione che sfrutta abilmente l'articolazione del partito-tipo dello schienale, ripete il passaggio d'angolo già messo in opera da Del Duca nel Recinto romano alla Colonna Traiana.

A Campagnano, rispetto all'esempio romano, da un lato si riducono gli elementi canonici dell'ordine abolendo la scansione con paraste verticali sostituite da due strette cornici, mentre dall'altro si rinforza decisamente il tema della chiusa orizzontale. In tale modo l'insieme del Coro, pure alludendo alla spartitura dell'ordine architettonico, è determinato dalla fusione di due strutture formali intrecciate: il sistema degli schienali rettangolari, riquadrati ognuno per proprio conto da cornici, ed il sistema della chiusa orizzontale, formato dalla cornice appoggiata su mensoloni in aggetto dalla parete.
Altro caratteristico passaggio formale ottenuto per rovesciamento, si ha nella soluzione delle stallo centrale.

Tanto il giro d'angolo delle mensole è "pieno", quanto è "vuota" la soluzione dell'elemento d'asse. Il suo inserimento infatti punta alla rottura del sistema continuo del Coro.

Il timpano, che sottolinea il luogo riservato alla persona gerarchicamente più importante, spezza la chiusa superiore di tutto il Coro non solo attraverso il rialzo obliquo, ma ancor più per l'interruzione improvvisa di tutti gli elementi tradizionali della cornice; i quali non girano lungo l'incasso semicircolare dello stallo. In tale modo la grezza grana del muro s'introduce nella scura fascia degli stalli, svuotando il peso visivo dell'episodio che fa da perno a tutto il sistema. Lo stallo principale viene così ad essere contemporaneamente luogo di forza e punto di debolezza della composizione:
punto di flesso per la sequenza in fortissimo dei mensoloni, coordinamento realizzato per indebolimento della qualificazione stilica invece che attraverso un accentuazione del partito-base.

Navata
Navata centrale
L'altra opera che caratterizza vistosamente la Chiesa di Campagnano, è il suo Soffitto. Diviso in due parti dall'arco che spezza la navata dal presbiterio, esso fu realizzato in due tempi. Il primo, quello di cui qui ci interessiamo, relativo al Presbiterio fu finito nel 1582; il secondo, sovrapposto alla navata, fu realizzato nel secolo successivo, come risulta dalla scritta appesa all'arco che divide le due parti.

E facile supporre che Del Duca, oltre a costruire la prima parte della plafonata avesse dato un disegno anche per la seconda; ma il notevole ritardo con cui questo fu concluso non poté non incidere sulla qualità, al punto da doverla considerare come opera a sé.

Infatti lo schema dei suoi cassettoni è in diretta derivazione col tema dei ricassi a croce del Presbiterio; ma la cornice, la modulazione dei dentelli nei cassettoni e quasi tutte le altre aggettivazioni formali sono chiaramente rielaborate e più usuali.

La data del 1582, posta a rilievo nella cornice del presbiterio, inserisce l'opera nel pieno della presenza di Del Duca a Bracciano.

Alla stessa data pensiamo vada riferito anche il Coro sottostante, cui si è accennato prima.
In questo importante plafone di legno, Del Duca, contrariamente alle soluzioni più usate ed orientate nella commistione di matrici brevi (tema dell'esagono, della losanga, dell'ottagono misto a quadrato e così via), punta ad uno schema a scala ampia fatto di pochi elementi.
Configura cioè quattro soli grandi ipercassettoni, gerarchizzati al centro da un vasto scavo circolare. Ogni elemento a sua volta presenta un ulteriore incasso circolare, entro cui sono collocate le figure dei quattro Evangelisti. Nel cerchio centrale invece campeggia l'immagine di Dio-Padre.

Il cassettonato non si presenta come una pura modulazione struttiva, ma si calibra e fa da supporto ad un preciso discorso simbolico. Esso è costruito sui seguenti elementi: la figura di Dio, Padre e Trino, posta in un tondo centrale è al centro della grande croce, determinata dalle nervature del soffitto e dai cassettoni a riseghe. La Croce, a sua volta, contiene nel suo interno le figure dei quattro evangelisti. La nervatura del discorso simbolico, veicolato dal prodotto architettonico, può così brevemente schematizzarsi: Dio-Padre, centro geometrico e semantico di tutta la composizione, incardina la grande Croce, emblema dell'incarnazione e morte del Figlio-Dio, e fondamento della predicazione cristiana sulla Terra.

La Croce a sua volta contiene in sé gli Evangelisti, tramiti diretti tra la predicazione orale di Cristo-Dio e quella Storica della Chiesa in Terra.

Tutto l'insieme infine posto a copertura aerea del presbiterio - luogo ove la Chiesa rinnova sia la predicazione che il sacrificio di Cristo in Terra viene a glorificare e presentificare la stretta unione di Dio con la sua Chiesa, la quale è, come aveva sottolineato vigorosamente il Concilio Tridentino, veicolo diretto della sua parola.

Non a caso infatti, in questo contesto, il soffitto della navata - luogo del popolo contiene la sola immagine di San Giovanni Battista protettore della Chiesa. Su un piano molto sommesso, a livello di decorazione ed attraverso l'inserimento della "rosa orsina", è inoltre introdotto nel gran tema teologico del soffitto di Campagnano l'omaggio verso il padrone del Ducato. Dal punto di vista formativo l'organismo intreccia il motivo quintuplo del tondo, incorniciante sculture in legno, col motivo a croce, determinato dai quattro grandi cassettoni.
Così la struttura architettonica si fa portatrice di senso e strumento teologico, per un'evidenziazione e celebrazione altisonante del legame diretto esistente tra Dio e la predicazione della Chiesa.

Il disegno del dettaglio è contemporaneamente ricco negli elementi ma semplice nella stesura, ed ottiene il risultato puntando prevalentemente sull'effetto insistito di netti dentelli posti in sequenza stretta; a sottolineare con le ombre dure il tormentato motivo a denti del perimetro degli sfondati principali. Lo stesso criterio si ritrova, a scala più ampia, nell'uso delle mensole della cornice trattate lisce, le quali scandiscono l'attacco di tutto il plafone col muro. Ulteriori motivi decorativi sono quelli desunti dal tema della rosa Orsina: usata sia come fiore pentafoglie, che in una sintesi stilizzata con foglie disposte a turbina intorno al centro.

Dalle cinque sculture presenti nei tondi, ci basterà sottolineare la strana somiglianza fisionomica tra il volto di Dio-Padre e quello del Mosé della scena biblica, scolpita nella Fonte Papacqua a Soriano del Cimino; così come le complesse posture degli Evangelisti attorcigliate nei cerchi.

Nonché l'interessantissima soluzione delle nuvole, sorreggenti Dio-Padre, risolte con brevi riccioli del moro posto nel concio di chiave della romana Porta San Giovanni. Esse ricompariranno in alcune opere giovanili del Borromini. Le evidenti grossolanità proporzionali di alcune parti di queste sculture (mano destra contro verso di Marco, mano destra di Luca) sono forse da attribuire o alla imperizia degli scultori esecutori, o ad eventuali restauri avvenuti nel tempo; vista la finezza generale di modellato che invece caratterizza le altre parti e le altre figure.


 Testi tratti da:
"Campagnano e le Bancarelle"
Fotografie: Ira Levin
Elaborazione Web: LC Net Campagnano Ritorna