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Campagnano di Roma
Fontana dei Delfini

 

Al centro di Piazza Cesare Leonelli, c'è la Fontana dei Delfini, costruita con due delfini in travertino e sormontata da una campana in peperino, emblema del Comune.

L'unica datazione certa della Fontana resta quella del 1753, anno in cui "Augustino Chisio …... fontem publicum reparavit, omavit ANNO DOMINI MDCCLIII" testimoniata sulla targa in marmo bianco applicata sul fronte.

La fontana, costruita in forme barocche, insieme a molte altre fontane del territorio a nord di Roma, gode di una generica e non documentata attribuzione al Vignola. Tuttavia la ricerca fin qui condotta non ha portato a dimostrare nè la data precisa di costruzione, nè l'autore dell'opera, ma la sua posizione, l'impianto geometrico e gli stilemi decorativi presenti nel monumento fanno escludere una datazione compresa negli anni tra il 1549 e il 1573, epoca in cui il Vignola opera a Caprarola, a Roma e nei paesi del viterbese.

L'opera rientra in quella vasta e fortunata attività architettonica esplicatasi nell'area romana tra il XVI e il XVII secolo, con l'abbellimento delle piazze dei centri abitati con fontane, portali ed altre opere minori. Tale attività ha riscontro in tutti i centri del territorio intorno a Campagnano, con esiti particolarmente felici a Bagnaia, Viterbo, Ronciglione.

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Fontana dei Delfini

La sua alimentazione con acqua di sorgente e la posizione che essa occupa nel tessuto urbano, inducono a pensare che, ancora prima della attuale fontana, sul luogo possa esserci stato un fontanile, forse extra moenia fino alla fine del 1500. La posizione leggermente disassata rispetto al tracciato rettilineo del Borgo Paolino, rimane uno degli elementi d'interesse presenti nella fontana, da approfondire con ulteriori ricerche. Il monumento è comunque quinta e polo visivo alla fine del percorso del Borgo, con un impianto geometrico che, mediante il disassamento di circa 45° delle vaschette frontali e dei delfini, realizza un disegno scenografico che si ritrova in molti altri esempi del barocco romano.

Su un corpo cilindrico, a pianta ellittica, disposto con l'asse maggiore ortogonalmente al Borgo Paolino, la fontana si eleva per un'altezza totale di metri 5,70 da terra. Sul corpo centrale s'innestano, ruotate di circa 45 gradi rispetto all'asse minore dell'ellisse, le due vaschette a pianta quadrangolare, con il bordo a un metro da terra così da rendere facile la raccolta d'acqua per mezzo di brocche, in cui arrivano i getti di due mascheroni scolpiti.

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Fontana dei Delfini (particolare)

I delfini, disposti con un angolo di circa 67,5 gradi rispetto all'asse minore dell'ellisse, gettano (gettavano) acqua in una conchiglia disposta sul corpo centrale della fontana ad un'altezza non praticabile (metri 1,90 da terra), assolvendo alla funzione di "mostra d'acqua", dilatando nel contempo la dimensione spaziale della fontana e arricchendola di un elemento linguistico ormai entrato nell'uso corrente per le fontane fino dalla seconda metà del 1500.

Il corpo della fontana e costruito in blocchi e lastre di peperino, mentre gli elementi di maggior spicco decorativo, i due delfini, la conchiglia e i due mascheroni sono eseguiti in travertino. Anche la lavorazione delle pietre risulta di diversa qualità tra le parti: più raffinata e di nuova scuola negli elementi scolpiti in travertino, più sommaria ed imprecisa, anche nella geometria, nelle parti modanate in peperino. Le lastre di questo materiale risultano infine stuccate piuttosto rozzamente. Ciò fa pensare ad una modifica esecutiva intervenuta rispetto all'idea di progetto, con l'uso di peperino al posto di travertino, per realizzare un risparmio, da recuperare poi con una coloritura a finto travertino che restituisse un'immagine più "nobile" del monumento.

Tale coloritura, plausibilmente presente in maniera uniforme fino al XVIII-XIX secolo, è testimoniata da alcuni resti presenti nei modiglioni di peperino che sostengono i delfini. Tali resti, anche se recenti, saranno da sottoporre ad analisi più approfondite.

Lo stato attuale della fontana e l'iter della ricerca documentaria non permettono di capire con certezza come essa terminava sul retro in origine.
Esisteva certamente una vasca posteriore (abbeveratoio per gli animali), demolita intorno al 1950. Lo stato di rottura delle pietre del basamento e la troncatura delle modanature e della parte posteriore del monumento evidenziano l'esigenza di un completamento. Per quanto concerne la vasca retrostante possiamo aggiungere un dato certo: il primo si riferisce ad una fotografia precedente al 1950 della Piazza della fontana in cui si riconosce una vasca probabilmente più lunga della vasca realizzata in zoccoli e cementata, fatta abbattere dagli amministratori comunali nella seconda metà degli anni '80.


Fotografie: Ira Levin Elaborazione Web: LC Net Campagnano Ritorna