LA CHIESA DELLE PASSIONISTE
E' una recente costruzione e ciò è confermato dall'aspetto marmoreo e
splendente.
E' ad una sola navata con campanile annesso al convento di monache di clausura. (S.
Maria).
SANTA MARIA DEL PRATO -MADONNA DELLA VITTORIA
Santa Maria del Prato era un antico convento di frati minori ai quali fu donata da Innocenzo IV.
La chiesa della Madonna della Vittoria, ora attuale cimitero, era un antico convento dei padri Cappuccini edificato da Pietro Galli e destituito nel 1870 dal primo sindaco di Campagnano, Marchetti, per l'edificazione del cimitero.
E' una piccola chiesa situata di fronte a quella di S. Andrea. Risale circa al 1200, anche se il muro esterno presenta tre diversi tipi di costruzione.
C'è un entrata principale con arco a volta e tre gradini; una caratteristica è l'entrata secondaria che immette in una cripta con volta a vela; sorretta da una colonna con capitello a fogliami, probabile reperto più antico recuperato nella costruzione della chiesa.
Una leggenda narra che dentro a tale colonna sia rinchiuso e scorra il sangue di cristo, dato che, appoggiando l'orecchio alla sua parete, sembra se ne riesca a sentire il rumore.
Dalla cripta, attraverso una scaletta quasi a chiocciola si accede alla chiesa. Su suppone che anticamente questa parte della chiesa fosse adibita a matroneo.
![]() L'altare |
La chiesa è molto piccola, ad una navata. L'altare è di recente costruzione, poiché l'antico andò demolito in un incendio; dietro di esso c'è un affresco raffigurante la Madonna che sorregge il Cristo trafitto ed alcuni personaggi minori. In alto a destra si riconoscono un paesaggio lacustre ed una fortezza forse riferibili al lago Sabatino ed al Castello di Bracciano al tempo degli Orsini. L'affresco sembra in più parti aver subito ritocchi. |
La chiesa ai lati, sulle pareti è adornata da ex voto per possibili grazie ricevute. Recentemente è stata divelta e rubata un'acquasantiera di pregevole valore che si trovava di fronte all'ingresso principale (?).
A destra dell'altare si trova la sagrestia e nella parete di fondo un affresco raffigurante la Madonna che benedice il popolo da una parte e il clero dall'altra.
Alcuni anziani ricordano che in questa sagrestia erano conservate le reliquie dei santi le quali venivano esposte nella cerimonia del l° dell'anno e fra esse ve ne erano alcune di notevole valore, in quanto racchiuse in cofanetti di oro massiccio; inoltre ricordano un crocifisso di oro massiccio che veniva esposto il giorno della processione del Corpus Domini. Si pensa che attualmente sia conservato in qualche museo dopo essere andato perduto (?).
(Probabilmente qui ci si riferisce alla Croce Astile in oro e argento del XV secolo conservata dal Parroco attuale in luogo sicuro e presentata ai cittadini nella mostra reliquaria avutasi nel dicembre 1989/90 presso la collegiata S. Giovanni Battista. La Croce Astile ha un grande rilievo nell'artigianato orafo medievale ed è citata da Bulgari, 1958. In questa data era conservata presso la chiesa del Gonfalone e successivamente, (1977/80) rinvenuta presso gli scantinati della collegiata S. Giovanni Battista di Campagnano. La croce in lamina d'argento fermata sull'armatura, con bullette, è ornata anteriormente da un motivo di girali floreali a sbalzo alle cui estremità, entro placchette quadrilobate, sono raffigurati la Vergine, S. Giovanni, La Maddalena, e il pellicano; manca il Cristo crocifisso. Diversamente è stata eseguita la decorazione sul "verso": una bordura di foglie stilizzate fiancheggia lateralmente i bracci, entro le placchette, gli evangelisti sono rappresentanti dai loro simboli che sorreggono un cartiglio con il nome. Al centro, il Padre Eterno. Le aureole, le vesti, gli ornati floreali sono dorati e le fiancate sono rivestite da una semplice lamina d'argento. Sotto, all'estremità dell'asta verticale è impresso il bollo "SP", sormontato da una croce corrispondente al marchio detto "di sterlino" usato a garanzia della purezza dell'argento e stabilito dai primi statuti della città di Roma. La croce che - si concorda con la Toesca - sembra dei primi anni del sec. XV - non rivela caratteristiche stilistiche tali da poter suggerire particolari individuazioni di ambienti artistici fatta eccezione per il dato che riferisce a Roma il luogo di esecuzione.
Con il bollo romano usato in epoche che vanno dal XIII al XV secolo si conoscono altri tre pezzi: il reliquiario a forma di braccio di S. Maria in Campitelli (fine sec. XIII); una striscia in lamina d'argento applicata alla custodia dell'immagine acheotipa del Salvatore conservata nella cappella del Sancta Sanctorum (sec. XIII - XIV?); una placchetta con la Vergine in trono applicata alla stessa copertura argentea (sec. XIV?).

SANTA LUCIA
Chiesa ora inesistente in quanto franata e sommersa dalla acque di un
fosso.
Era situata nella valle ai piedi del colle su cui sorge "Castello" e vi si
giungeva percorrendo prima via S. Andrea e poi scendendo giù a destra in una via chiamata
per questo via Santa Lucia.
Era una piccola chiesa di campagna (come ad es. la chiesa di Santa Croce) dedicata a Santa
Lucia, con una navata e altare dove si trovava una statua raffigurante la Santa.
Dietro l'altare c'era un affresco raffigurante la leggenda di Santa Lucia, leggenda
narrata in questo piccolo canto popolare:
"Santa Lucia è una piccola donzella
dentro a una cervia stava rinserata
in quella cervia ci passò lo re
che de Lucia se 'nnamorò
Tu Lucia sarai la mia consorte
d'oro e d'argento ti vorrei coprire
da quattro fari ti farò guardare
Santa Lucia appena prese questo
se traè l'occhi e li mise in un vasile
non lo volea sposa
non lo volea sposa".
Fino a circa 90 anni fa', nella chiesa veniva ancora celebrata la messa, molto saltuariamente, poi verso il 1900 fu abbandonata. Nel periodo in cui ancora si celebrava la messa, caratteristica usanza delle donne era quella di usare la prima gonna (indossavano tre o quattro gonne) come fazzoletto per la testa, sollevandola dal di dietro ed appoggiandola sopra la testa.
Da quando la chiesa fu abbandonata, iniziò il suo declino come
costruzione; dapprima cominciò a crollare, ma fino al 1940 venne anche utilizzata come
fienile, poi, a causa della trascuratezza nella pulizia dei fossi, divenne soggetta ad
inondazione che pian piano la fecero affondare.
Oggi non esiste più, è completamente sommersa e forma un acquitrino che, se fosse
prosciugato, probabilmente porterebbe alla luce resti del muro maestro con elementi di
pittura.
S. ANDREA
Percorrendo la via di S. Andrea si giunge a questa ex-chiesa, oggi trasformata in cascina; si trova di fronte alla chiesa della Madonna Addolorata o Pietà.
Prima era una delle chiesa più praticate e conosciute e per un certo
periodo, all'inizio del secolo, fu anche chiesa parrocchiale di Campagnano, in quanto S.
Giovanni era in via di restauro.
Architettonicamente era composta da due o tre navate, con torre campanaria e sagrestia, e
orto annesso.
Alcuni anziani ricordano che in questo orto si trovavano delle piccole stanzette aperte
che suscitavano la loro curiosità, non riuscendo a capire il perché della loro
esistenza.
SAN ROCCO - SANTA CROCE
MADONNELLA o MADONNA DEL BUON CONSIGLIO
Sono tutte e tre chiese di campagna ad una sola navata, situata un tempo
fuori della cinta del paese.
San Rocco, recentemente restaurata, e la Madonnella sono le sole due ancora in funzione,
mentre Santa Croce, costruita in onore di Sant'Elena, poiché dicono che fu grazie al suo
aiuto che gli abitanti del paese riuscirono in quel punto a fermare i nemici, è tuttora
chiusa e in rovina.
Fino al 1950 era aperta e vi si celebravano, il 3 Maggio, le comunioni.

CHIESA DELLA MISERICORDIA (ex)
La chiesa non esiste più, essendo stata abbandonata in quanto pericolante. I primi del '900 fu completamente distrutta e al suo posto fu costruito un palazzo chiamato Palazzo Mancini, di fronte al Palazzo Comunale e con la facciata principale rivolta su Piazza C. Leonelli e quella secondaria su Piazza Garibaldi, (ex Piazza della Corte).
La chiesa aveva una confraternita: i fratelli della Buona Morte che accompagnavano tradizionalmente la processione del Venerdì Santo. Avevano un abbigliamento molto caratteristico:
indossavano un saio nero con cordone bianco; sul saio portavano il bavero bianco e in testa un cappuccio nero con due fori per gli occhi. Ai piedi dei calzari.
Il portone di tale chiesa era di legno, chiuso da un catenaccio; chi aveva commesso delle colpe e, se inseguito, riusciva a toccare quel catenaccio, era protetto dall'arresto immediato.
All'interno della chiesa vi erano delle tombe che durante le opere di
ristrutturazione dell'edificio, sono venute alla luce.
La parte dell'edificio che si affaccia sulla scarpata sottostante, (strada delle Croce),
presenta degli speroni di rinforzo dell'edificio realizzati quando il culto nella chiesa
doveva essere ancora attivo.
Alla decadenza della chiesa sono legate alcune leggende forse a causa del culto legato alle attività di solidarietà svolte dalla Compagnia della Buona Morte. Da quando ad esempio l'edificio è stato sconsacrato e destinato ad uso abitativo, ha subito rinnovate opere di restauro che comunque non hanno mai risolto i problemi strutturali di risanamento. La tradizione orale attribuisce il continuo stato di degrado del palazzo ad una "maledizione" non meglio chiarita.
LA MADONNA DEI VANI
E' una piccola nicchia con un altare ed un'effige della Madonna. In essa venivano celebrate messe all'aperto ed i contadini recandosi a lavorare net campi, salutavano la Madonna. Essa era punto di sosta per le processioni che si recavano nella Chiesa di S. Croce, dato che si trovava sulla strada che conduce a tale chiesa.
| LE MISSIONI Con una cadenza regolare a distanza di qualche anno giungevano gruppi di sacerdoti i quali predicavano sempre dal pulpito in chiesa. Dopo 10 - 12 giorni si decideva dove piantare una croce di ferro, simbolo di fede e segno dell'avvenuta missione. In tutto tali croci furono cinque: la prima dell'inizio di via Santa Lucia (tuttora esistente); la seconda
vicino ai giardini pubblici (ben visibile anche oggi); la terza, non più esistente, nel
luogo dove sorge il Consorzio Agrario Provinciale; la quarta lungo la strada che porta al
cimitero e la quinta, forse, doveva essere posta in via della Rocca, ma non ve ne è più
traccia. |
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| Testi tratti da: "Campagnano e le Bancarelle" Fotografie: Ira Levin |
Elaborazione Web: LC Net |