| Dalla valle del Sorbo, solcata in tutta la sua lunghezza dal corso del fiume Cremera, ci si presenta in tutta la sua coreografica spettacolarità il complesso di edifici costituenti il Santuario della Madonna del Sorbo. Arroccato su di uno sperone roccioso, a quota 222 m., dove l'erosione millenaria del fiume Cremera ha creato suggestive gole con fitta vegetazione ripariale rendendo il luogo naturalmente ben difeso. | ![]() |
Incerte e scarse sono le notizie riguardanti il complesso del Sorbo; le prime notizie le troviamo in un diploma di Ottone III del 996 diretto al Monastero di S. Alessio, dove si parla del "Castellum Quod dicitur Sorbi"; e ancora in una istanza rivolta a Innocenzo III dai monaci di S. Paolo per il recupero di vari castelli e tra questi quello del Sorbo; in ultimo lo troviamo citato in una lettera di Onorio III rivolta al monastero di S. Alessio.
Centro indipendente e organizzato autonomamente, doveva avere, nella metà del XIV sec., una popolazione di circa 400 persone, con una tassazione pari a 5 rubbia di sale a semestre.
Nel 1427 i frati del Carmelo fondarono un monastero presso la chiesa "B. Marie Castri Sorbi".
La Ragione nel suo primo libro scrive che: "...La fabrica del Santuario del Sorbo venne iniziata a spese del Nostro Comune (Formello). Sulla porta di esso vi è inciso l'anno 1487. In seguito il Comune di Campagnano concorse nella spesa che deve essere stata rilevante...".
Secondo il bilancio della camera apostolica per
il 1480-1481, il Sorbo non forniva alcuna rendita: dobbiamo
dedurre che allora il Sorbo per ragioni a noi ignote, vedeva
ridurre completamente la sua popolazione o questa era tanto
diminuita da non doversi considerare.
Questa nota e il precedente passaggio da "Castrum" a
semplice tenuta ci dicono dell'ormai compiuta funzione civile del
Sorbo. Da questo periodo sino alla seconda metà del XIX sec.,
alla storia del castello del Sorbo si sostituirà quella del
convento del Sorbo, retto da frati appartenenti all'ordine dei
carmelitani.
L'8 Giugno 1501 Giovanni Giordano Orsini dona al convento del Sorbo "monti, valli, colli, piani, piagge, pendenze di acque, fratte, fiumi, fonti, e tutte l'altre adiacenze incominciando dal ponte, fino ai termini designati da spaziosi confini, per un totale di 10 rubbia di terre.
Il Santuario del Sorbo è costituito oltre che
dalla chiesa, da alcuni edifici databili al XVII-XVIII sec.
circa, disposti su diversi livelli. Vi si accede attraverso una
scalinata raggiungendo una piazzetta posta al secondo livello, e
attraverso una stradina che sale fino ad una seconda piazzetta
posta al terzo livello, il punto più alto del complesso, dove è
stata edificata la chiesa.
Il completo abbandono in cui è caduto il vecchio convento dei
frati di Carmelo, ha provocato la totale rovina del complesso che
ora ci appare ruderizzato; solo la chiesa, restaurata, resta
guardiana del luogo.
Ciò che resta dell'intero complesso ci mostra tracce di
trasformazioni dell'impianto architettonico origimale avverute
nel tempo.
Chiesa di S. Maria del Sorbo
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La Chiesa prospetta sulla
piazzetta più elevata. Il portale, evidenziato da una
semplice cornice in peperino, presenta scolpita
sull'architrave una data "A.D. 1487". L'interno
ampio, poco profondo e simmetrico, ha tre navate con
dieci colonne sulle quali si impostano archi a tutto
sesto, costruite con bloccbi di tufo. Il pavimento è formato da lastre di pietra, il soffitto della navata centrale è ligneo a capriate, mentre i soffitti delle altre due navate sono coperti con volte a crociera. Sul fondo della navata centrale si apre un'abside, con altare centrale. Il catino è completamente affrescato. |
Dai documenti dell'archivio Chigi, abbiamo appreso che la chiesa venne restaurata una prima volta sotto la direzione di Carlo Fontana, dal cardinale Flavio Chigi, che fece dipingere dal pittore Paolo Albertoni due quadri destinati a questa chiesa.
Ma l'opera di maggior rilievo è una pittura in tela incollata su tavola, datata al XI sec. Per la tecnica di elementare semplicità, per i colori vivaci e per le vesti e il trono gemmati si può dire che trattasi di vera e propria arte bizantina: fu restaurata recentemente dal Bartolucci a cura del ministero della P.I.
Una legenda è legata alla storia dei Santuario
del Sorbo, che vogliamo qui ricordare: "... Nella terra
di Formello... quando nel 1400 stava sotto il dominio della
nobilissima casa Orsini... viveva un pover'uomo... attendeva alla
guardia di una greggia di porci... Osservò che una scrofa...
sola se ne saliva al monticello (imboschito, e come posto in
isola, da un placido ruscello che tutto il circonda fuor che da
una parte, da cui in quel tempo per un picciol sentiero nell'alto
di esso ascendevasi) - il monticello è l'attuale pianoro
roccioso dove si trova il santuario del Sorbo -... e dopo più
giorni fece pensiero di sapere dove andasse. Mosso da curiosità,
un giorno le tenne dietro. Nel seguirla per le sue pedate, si
trovò asceso nella sommità della collina, dove il folto
albereto formava un gran bosco... E nel mezzo cresceva un grosso
sorbo... ai piedi appunto del Sorbo... vidde la sua scrofetta
posta con le zampe di dietro inginocchioni e con quelle davanti
sollevate... ed alzando gli occhi, vidde tra i rami una tavola
antica dipinta con una maestosa e divota immagine della Madre di
Dio... s'inginocchiò ancor lui riverente ad adorarla... Gli
parlò da quel quadro la Vergine e gli disse che andasse nella
terra più vicina, e facesse noto a quel popolo, che Lei Regina
del Paradiso, si aveva eletto quel luogo, perché in suo nome vi
si fabricasse una chiesa.
E pertanto che si portassero ivi in processione a riconoscerla
per Padrona, promettendogli, che l'avrebbero avuta per
Protettrice nei loro bisogni... e se la gente ricusa di crederti,
poni il braccio monco nella catana che ti pende dal fianco, che
ne caverai bello, ed intero con quella mano... lui si portò a
Formello, andò a trovare gli anziani del Comune... e gli fece
l'imbasciata commessagli. Se ne risero... e che si che me lo
crederete... pose tosto il braccio mutilato nello zaino, indi a
poco, ne lo cavò fuori tutto intero con la sua mano, dicendo:
Questa mano, me l'ha data la Madre di Dio, e questo è il segno,
qual'acciò mi crediate, vi manda la madonna, che nel monticello
dell'isola mi ha parlato dal Sorbo... e la volontà, e comando di
nostra signora era, che in quel lungo le fosse fabbricata una
chiesa... concorse alla fabrica anco l'università di Campagnano...".
Da quell'anno sino ad oggi, la popolazione sia di Formello che quella di Campagnano, si recano, la prima il secondo giorno dopo Pasqua e la seconda il primo.
Anticamente l'andata al Sorbo avveniva nello stesso giorno per entrambi i paesi "... nel secondo giorno di Pasqua di Resurrezione, e chi arrivasse primo processionalmente entrava in chiesa a far riverenza a quella gloriosa immagine, e tornava poi fora, aspettava l'altra compagnia non venuta e d'accordo entravano assieme a celebrare la S. Messa. Ma ciò alla fine disturbato da maleodi si rinnovò l'inamicizia e disordine, talchè ognuno andava sotto sacchi bene armato, et in quest'anno particolarmente del 1592 o poco prima, arrivata la compagnia di Campagnano prima al convento, entrò senza aspettare, e comniciò a celebrare la messa, ma sopravvenendo quella di Formello si sollevò subito bisbiglio; ma accorgendosi poi li formellesi del torto fattogli... (decisero di convocare un consiglio) nel quale venne stabilito... che la comunità di Formello vi era in pacifico possesso per molte centinaia di anni, e che li beni sono maggiormente nel territorio di Formello, e che la chiesa stessa in certi versi faceva menzione di Formello et essere già stato ordinato da Paolo Orsini, dal cardinale Pinelli protettore di quelli padri del Sorbo... Che si continuasse il possesso... Fu ordinato di 23 Febbraro 1592 che... (solo la compagnia di Formello potesse andare al Sorbo il Secondo giorno dopo Pasqua, mentre quella di Campagnano venne spostata al giorno precedente)...".
Fino a non molti anni fa l'andata al Sorbo avveniva in processione: la popolazione vi si recava preceduta dalle autorità religiose e civili e dalle confraternite e alloggiate e ristorate dai frati a spese della comunità stessa, vi rimaneva per il giorno intero assistendo anche alla messa del vespero.
La bellezza paesaggistica dei luoghi, gli
habitat e le nicchie ecologiche dell'ambiente circostante lo
rendono un ecosistema unico e da proteggere assolutamente.
La valle, deserta e silenziosa per tutto l'anno, cambia
volto il giorno di Pasquetta, ospitando gente di tutto il Lazio.
Forse proprio perchè vive un solo giorno l'anno è rimasto un
paesaggio d'altri tempi.