![]() |
Campagnano
di Roma |
Il territorio di Campagnano fa parte della regione vulcanica dei Monti Sabatini limitata dal corso del Tevere a Sud e dal vulcano di Vico a Nord. Le esplosioni dei numerosi crateri del complesso Sabatino causarono la formazione di tufi di vario tipo tra cui quello grigio compatto di Baccano. In seguito i prodotti di altre piccole esplosioni si sono sovrapposti a quelli di Baccano, contribuendo ad innalzare i colli sorti intorno alla caldera. Di origine vulcanica sono le valli di Stracciacappa e "Le Cese", oltre ai rilievi di M. Aguzzo, M. Musino e M. Broccoletto, originati dal lancio di scorie che indica la fine delle attività vulcaniche locali. Dal punto di vista morfologico si nota una profonda differenza tra l'area a Nord di Campagnano e quella a Sud.
Il territorio meridionale presenta dei rilievi ondulati, con valli larghe e poco profonde; il territorio settentrionale è costituito invece dal tipico scenario vulcanico: colli dai fianchi scoscesi e valli strette e profonde prodotte dalla azione erosiva dei numerosi corsi d'acqua. La riserva idrica della zona nell'antichità era assicurata sia dai fiumi e torrenti che dai laghi di Martignano, Stracciacappa e Baccano. L'origine di quest'ultimo si pone al termine dell'attività eruttiva dei vulcani laziali, durante l'ultimo periodo interglaciale dell'Era Quaternaria. Con il passare del tempo, non essendo presenti immissari di sostanziosa portata, il livello delle acque si è abbassato, finché tutta la zona si è trasformata in una palude.
Nel territorio di Campagnano ed in particolare l'area di Martignano fu frequentata dall'uomo sin dai tempi più remoti; le presenze umane risalgono al Paleolitico Inferiore. Nel corso del 1973 fu recuperato sul fondale prospiciente le pendici occidentali di Monte S. Caterina, alla profondità di m. 17 dal livello attuale del lago un "raschiataio laterale" su scheggia clactoniana in selce bruna che giaceva sul fondale al disotto di uno strato di limo spesso circa cm. 20-25. il reperto e riferibile a circa 40.000 anni fa.
Altre presenze definite "primitive"
risultano rinvenute nel vicino bacino di Baccano. Nel 1902 durante i
lavori di sistemazione del canale maestro in prossimità dell'Osteria dell'Ellera, si ebbe
modo di esaminare uno strato nerastro ricco di frammenti
osteologici sul luogo che al tempo doveva essere l'antica sponda
lacustre. Lo strato era coperto da alluvioni di pozzolane sabbie
e lapilli. La stazione, situata sulla riva sinistra del canale,
dovette esistere quando il lago era al suo massimo incremento.
Una seconda stazione, riferibile alla Media Età del Bronzo, è
stata individuata recentemente più a Sud del sito precedente
dove, sparsi sulla superficie, sono stati esaminati frammenti
fittili preistorici.
Tra le due Età del Bronzo e del Ferro le tracce di insediamenti umani diventano sempre più considerevoli nel territorio di Campagnano, anche se manterranno la caratteristica di piccoli villaggi, le cui esistenze resteranno legate alle vicende che accompagneranno le popolazioni veienti e romane.
![]() Vaso biconico |
Il Villanoviano prende il nome dalla necropoli di Villanova, presso Bologna, la prima del genere ad essere studiata in Italia. Tipico di questa cultura era la sepoltura: questa veniva effettuata dentro un ossuario che aveva di norma la forma di un'urna biconica in cui il collo ed il corpo erano nettamente differenziati. I corredi funebri rivelarono ben presto che questi sepolcreti erano di gran lunga più antichi delle ricche tombe del periodo etrusco. Le tombe più antiche consistevano di pozzi circolari profondamente scavati nella roccia. |
Gli oggetti di corredo erano collocati accanto
al cadavere o all'interno di una piccola cavità ricavata sul
lato della fossa.
Esso comprendeva oggetti metallici, gioielli e materiali
preziosi. Un esempio che rivela l'importanza della cultura
villanoviana, si manifesta nella nostra regione dagli scavi della
necropoli dei Quattro Fontanili al Vejo.
| Nel corso del IX sec.
a.C., vediamo verificarsi una notevole espansione
villanoviana sia di nuclei abitativi che di siti sparsi.
Per quanto concerne la regione di Campagnano, sul finire
del secolo scorso un importante insediamento fu
individuato sulla sommità di Monte S. Angelo, la collina
che si interpone fra il lago di Martignano e
l'alveo di Baccano. Sulla cima gli studiosi riconobbero
un'opera di spianamento artificiale (m. 130 x m. 60) e
cospicui resti di una fortificazione composta da sassi
informi e terra. In epoca romana il territorio di Baccano risulta essere stato occupato dal lago, da boschi di tipo mediterraneo e da aree modificate dalla pastorizia e dall'agricoltura. La vita nella zona è strettamente collegata agli eventi climatici che nei secoli hanno modificato il paesaggio italiano: durante il VI - VII secolo d.C. la penisola subì un aumento di piovosità, che causò la formazione di numerose paludi e l'incremento delle acque dei fiumi e dei laghi. In questa epoca le acque di Baccano, subendo il fenomeno generale, strariparono e sommersero prima gli edifici e poi tutta l'area. |
|
Il lago esisteva ancora nel 1600 poiché, presso l'archivio del Fondo Chigi, si trovano atti che certificano il rilascio di licenze di pesca. A causa dello scarso apporto di acque però il lago si trasformava lentamente in palude per cui, nel 1838, fu prosciugato definitivamente dai Chigi, che fecero scavare un canale di notevole portata, per collegare l'alveo impaludato al Fosso Curzio e permettere alle acque residue di defluire.
Un massiccio fenomeno di ripopolamento del territorio di Campagnano segue la conquista romana, ad Est di Martignano vediamo sorgere la Mansio, (I sec. d.C.) quale fondamentale crocevia della viabilità romana, ed il fiorire di numerose ville signorili tra cui spicca la villa imperiale dei Severi a Sud di Baccano. Le stesse aree di Martignano e Stracciacappa sono interessate dal fenomeno: diversi siti come la Sasseta, la Sassaieta, sul nostro versante, presentano tracce d'insediamenti rurali riferibili al periodo. Altre presenze sono segnalate un pò ovunque sui colli che s'affacciano sul bacino lacustre. A Sud-Ovest dello specchio d'acqua, il G.A.R. segnala una di queste presenze riferibile ad una villa romana attualmente sommersa a circa due metri di profondità dalla superficie dell'acqua, ove sono stati raccolti diversi materiali probabilmente appartenenti al sito, tra i quali frammenti di mosaici policromi di tegole e di vasi d'impasto.
| Testi: Martignano: Una perla tra i Monti Sabatini Fotografie: Mario Carrieri |
Elaborazione Web: LC Net |