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Feudo Colonnese
 

 

Durante il pontificato di Nicolò III Orsini (1272-1280), forse per contrastare la casata avversa, la famiglia colonnese promosse una politica espansionistica e di riorganizzazione feudale, che raggiungerà più tardi l'apoteosi sotto il papato di Martino V Colonna, procurando inoltre alte cariche ai suoi.

Infatti nel 1277 Pietro e Stefano Colonna, figli di Pietro, stipularono cum viribus nobilibus del Castello di Genazzano, feudo più importante da loro posseduto, alcune conventiones per sanzionare servizi, concessioni, corrispettivi indispensabili a garantire rapporti di reciproco vantaggio e difesa.

Il loro fratello Egidio Romano Colonna, erudito filosofo Eremitano, fu generale dell'Ordine, maestro all'Università di Parigi, e per nomina di papa Bonifacio VIII, arcivescovo di Bourgés.

Nel l278 Jacopo Colonna fu eletto cardinale e suo fratello Giovanni, senatore di Roma qualche anno dopo.

Nell'ultimo decennio del secolo XIII, la Rocca di Castelnuovo era posseduta da Giacomo Colonna detto Sciarra, il quale vi fece eseguire opere fortificatorie.

Il 13 dicembre 1294 Celestino V depose le insegue pontificali rinunziando al Sacro Ministero, ed il 24 dello stesso mese, appoggiato dai Colonna, veniva eletto papa, con il nome di Bonifacio VIII, il cardinale Gaetani.
Agli inizi del suo pontificato ebbe ottime relazioni con i Colonna, i quali lo ospitarono nel loro castello di Zagarolo, e in special modo con il ramo genazzanese da cui proveniva frate Egidio suo teorico.

Ma a seguito di una serie di eventi, quali l'aiuto dato da Pietro Colonna agli angiomi ed a Federico II di Sicilia, suoi nemici, il sostegno di alcuni colonnesi alla setta eretica dei Fraticelli dell'Opinione, ascetica confraternita autonoma in opposizione al papato, il furto del tesoro papale durante il trasporto da Anagni a Roma, perpetrato dal palestrinese Stefano Colonna nel 1297, divenne nemico acerrimo di questa famiglia. Distrusse varie loro fortezze, rase al suolo il feudo di Palestrina facendovi spargere sale sulle rovine che, arate, vennero completamente seppellite con l'intento simbolico di non farvi più germogliare neanche filamenti di erba e nel 1298 occupò le terre di Castelnuovo.
Per l'attentato al papa e quindi l'affronto alla Chiesa nel 1303 all'interno della Cattedrale di Anagni, Benedetto XI succeduto Bonifacio, non prosciolse Sciarra Colonna dalla scomunica inflittagli, e solo nel 1306 sotto Clemente V i Colonna poterono riottenere il feudo di Casteinuovo.
Stefano Colonna, riammesso nel feudo, occupo con la forza le vicine terre di Riano e nel 1321 il Monastero di S. Paolo ne chiese la restituzione con ricorso inoltrato a Roberto re di Napoli.

Il 3 settembre 1333 gli Orsini s'impossessarono di Ponte Molle tenuto dai colonnesi di Castelnuovo, insieme ai ponti Salario e Nomentano in Roma, ma sei giorni dopo Stefano Colonna lo rioccupo appropriandosi anche di un barcone proveniente da Napoli carico di materiale bellico occorrente agli Orsini per abbattere Castelnuovo portuense.

A Stefano, successero in quota indivisa i figli Giovanni e Nicolò. Quest'ultimo con istrumento del 27 gennaio 1387 istituì un'ipoteca gravante per la quota di appartenenza sui castelli di Castelnuovo, Palestrina, Castel S. Pietro, e Colonna (forse questo posseduto per 1/3 anche dall'altro fratello Pietro), a favore e per dote della sua prima moglie Giacoma Conti di Poli.
In questo periodo a Castrum Novum dovevano risiedere circa 1260 persone calcolate dal consumo di sale pari a 15 rubbie semestrali, mentre, sempre nella provincia Collinee, erano tassati per 10 rubbie ciascuno, i vicini Scrofano, Formello, Ponzano, Torrita, per 8 Riano, per 6 Leprignano, per 5 Mazzano.

Bonifacio IX Tomacelli, eletto papa nel 1389, stipulato un trattato con la Repubblica Romana, si schierò contro i colonnesi.
Il 5 gennaio 1400 Nicolò e Giovanni Colonna signori di Castelnuovo, entrati forzosamente da Porta del Popolo, occupato il Campidoglio, costrinsero il papa a riparare in Castel S. Angelo, ma, ricacciati e costretti a rifugiarsi in Palestrina, furono scomunicati e, con bolla del 24 maggio dello stresso anno, vennero loro interdetti Castelnuovo, Palestrina e tutti i feudi posseduti.
Soltanto dopo un atto di sottomissione al papa, nel gennaio 1401, i Colonna furono reintegrati dei loro possedimenti.

Una controversia nata nel secolo XVII fra i Colonna e la Camera Apostolica sul possesso di Castelnuovo "Portuen Castri novi, III.mi DD. de Columna de Preneste, contro Rev. Comeram Ap.licam" promuove un'indagine conoscitiva sulla appartenenza del Castello alla Casa Colonna fin dal 1326 e per ben 255 anni (ACoI., misc., II, A, 1, f. 61, 394).

Tra le molteplici copie di istrumenti riportati, di notevole importanza è l'analisi di uno schema genealogico che ci permette di conoscere perfettamente tre generazioni di colonnesi, individuandone il rispettivo avvicendarsi nel possesso del feudo di Castelnuovo, e rettificare le genealogie riportate la Prospero Colonna nel volume "I Colonna dalle origini all'inizio del secolo XIX" edito a Roma nel 1927, e in quello "Memorie colonnesi" di Antonio Coppi pubblicato in Roma nel 1855.

Genealogia colonnese XIV-XV sec.

Inasprimento delle contese fra Giovanni e Nicolò Colonna ed il papato

Alle soglie del quattrocento una serie di avvenimenti rafforzò il già potente feudo di Giovanni e Nicolò Colonna signori di Castelnuovo.
Il matrimonio di Nicolò con Giovanna Conti e la tregua stipulata nel 1391 su alcune controversie che i due colonnesi avevano con Adinolfo ed Aldobrandino Conti, li pose al riparo dall'aggressione di questa famiglia che controllava il sud-est del Patrimonio di Campagna.
L'usurpazione di Genzano all'Abazia di S. Anastasio fatta nel 1393 da Nicolò e la cessione poi a Buccio dei Savelli gli valse l'appoggio di un'altra potente famiglia.
La cessione in favore di Giovanni e Nicolò dei diritti sul castello di Penne, sul Patrimonio di S. Pietro in Etruria e su alcuni immobili in Roma, fatta il 20 gennaio 1395 da Caterina figlia di Fuccio Bortolomeo Colonna signore di Gallicano e vedova di Giacomo Colonna detto Giugurta, aumentò le loro disponibilità finanziarie.
L'impegno assunto nello stesso anno con la Repubblica Fiorentina di affiancarla con 200 lance dietro compenso di 300 fiorini d'oro mensili e la protezione sui loro feudi, li tutelò enormemente.

Nel 1404 durante il tumulto scoppiato in Roma dopo la morte di Bonifacio IX, Nicolò rioccupò il Campidoglio sconfiggendo gli Orsini guidati da Francesco, che ripararono nel loro palazzo di Monte Giordano, ed ancora insieme con Giovanni attaccò la fortezza di Molara degli Annibaldi.

Innocenzo VII, eletto al soglio pontificio, per accattivarsi i favori delle influenti famiglie romane in lotta tra loro, nominò 12 cardinali tra cui Oddone Colonna, Giordano Orsini, Pietro Stefaneschi Annibaldi.
Le contese non furono sedate comunque e sempre Nicolò e Giovanni assaltarono sfavorevolmente il Ponte Molle, difeso dagli Orsini, che dopo una transazione il papa ordinò fosse demolito.
Nell'agosto 1405 Giovanni Colonna, dopo aver costretto Innocenzo VII a fuggire in Viterbo, insediatosi in Vaticano, si nominò antipapa con il nome di Giovanni XXIII, ma soltanto venti giorni dopo ai Prati di Nerone fu sconfitto da Paolo Orsini, al comando delle truppe pontificie.

Il 18 giugno 1406 Innocenzo VII citò Giovanni e Nicolò a comparire in concistoro per dichiararli scismatici, scomunicati, infami, sacrileghi, spergiuri e ricaduti cospiratori e rei di lesa maestà, ma questi il 17 giugno, alla testa delle truppe napoletane di re Ladislao, che ne aveva affiancato ogni loro disputa, invasero Roma.

Il papa Gregorio XII, riparato in Castel S. Angelo, chiese aiuto a Paolo Orsini il quale, catturati i due Colonnesi, estorse loro cospicui danari ed il castello di Gallese.
Accorse in loro aiuto il re Ladislao di Napoli con dodicimila cavalieri accampati a S. Paolo fuori le mura di Roma e, conquistata la città, nel 1408 ricompensò Nicolò e Giovanni dando loro il Feudo di Marino.

Al patrimonio colonnese costituito, unitamente a Castelnuovo, da. Zagarolo, Penne, Pazzaglia, S. Gregorio, Gallicano, Palestrina, Gallese, con cessione papale del 1410 si unirono Frascati, Civita Lavinia, Genzano. Sotto Alessandro V Filargis, nominato a sostituzione di Benedetto XIII e sotto Giovanni XXIII Cossa, dopo la morte di Nicolò e Giovanni, gli alterchi continuarono con Jacopo e Ludovico rispettivamente figli dei defunti colonnesi.

L'11 novembre 1417 nel concilio di Costanza fu eletto pontefice con il nome di Martino V, Oddone Colonna, nato nel 1368 a Genazzano da Agapito di Pietro Colonna e Caterina Conti.

Messo fine allo scisma che aveva lacerato la Chiesa, Martino V, tornato a Roma il 28 settembre 1420, iniziò la non facile impresa di ristrutturazione della città che era divenuta, come scrive Ludovico Pastor, nella "Storia dei Papi dalla fine del medioevo", "una ruina e presentava una vista oltremodo triste: da qualunque parte di volgesse lo sguardo, apparivano ruderi, decadenza e povertà. La guerra, la fame e le malattie avevano decimato e ridotto alla estrema miseria gli abitanti. Dei ladroni compivano giorno e notte il loro mestiere nelle luride strade dominate dalle alte torri delle famiglie nobili e ingombre di mecerie. La città, in cui abitavano questi poveri, era un grande campo di ruine, nel quale s'annidavano le miserabili dimore. Ovunque vedevansi mucchi di rovine coperte di alta erba e di folti cespugli; nelle parti più basse della città s'erano formate delle paludi, donde sprigionavansi velenosi miasmi pestilenziali".
Ancora Ferdinand Gregorovius nella "Storia di Roma nel medioevo", la paragonava ad un "labirinto di vicoletti sporchi irti di torri in cui una popolazione miserabile infingarda trascorreva le sue giornate senza gioia

Fin dai primi anni del suo pontificato, quando ancora si trovava a Firenze, nominò una commissione per soprintendere ai restauri delle chiese di Roma, ripristinò poi l'opificio dei "magistri viarum" per la manutenzione delle strade.
Ristrutturò completamente il palazzo di famiglia presso SS. Apostoli in Roma e edificò il palazzetto rinascimentale nel castello di Genazzano, luogo ameno nella Campagna Romana, che eleggerà sua residenza estiva.

Alleanze strategiche, acquisti di terre e castelli per i congiunti, non escluse le occupazioni forzose, rafforzarono la potenza temporale di Martino V, aumentando sensibilmente il patrimonio di Casa Colonna costituendo una signoria che si estendeva dal Regno di Napoli, al Ducato di Spoleto, alle Contee negli Abruzzi.
La promessa papale d'incoronazione della regina Giovanna, succeduta a Ladislao, fruttò ai fratelli del papa, il ducato d'Amalfi e Venosa e il principato di Salerno per Giordano, la contea abruzzese d'Alba a Lorenzo.

Di ambedue i colonnesi, miseramente deceduti nel 1423, il primo di peste, l'altro bruciato dentro una sua torre, divennero eredi Antonio, Prospero e Odoardo, figli di Lorenzo Colonna e Sveva Gaetani, ai quali andarono i numerosi feudi ulteriormente accresciuti da Martino V con i molteplici atti d'acquisto rogati dal notaio Vendettini. Nel 1425, per garantire la sicurezza di Castelnuovo, circondato dai feudi orsiniani, con il pretesto di reprimere il fenomeno di abigeato frequente in zona, le truppe papaline, guidate da Pandolfo Malatesta, occuparono Morlupo, Leprignano, Fiano, Civitella S. Paolo, come ricorda l'Infessura "...e stetteci lo campo a Montelopo de molti di, et poi l'habbe lo papa con tutte l'altre terre et poi che l'habbe, fece spianare Montelopo nel detto anno perché rubbava et fece questo papa Martino per dare essemplo a tutte le altre terre".

Il 2 giugno 1426 i tre nipoti del papa acquistarono Morlupo e Fiano.

Il 12 febbraio 1427 Antonio Colonna, anche a nome dei suoi due fratelli, acquistò parzialmente da Alessandro de' Tedallini per 200 fiorini, la mola di Morlupo e il castello di Monte la Guardia.

Castrum Novum, che per gli anni 1416-1418 pagava le tasse del sale e focatico a Francesco Orsini, insieme a molti altri feudi Colonnesi, da Martino V ne fu esentato, ma il 13 marzo 1432 il successore Eugenio IV ritassò per il salis et focatici Castelnuovo, a favore del la Camera Apostolica, a partire dal giorno della morte del suo predecessore, tassa parzialmente condonata dallo stesso papa l'11 agosto 1433.

Il 20 febbraio 1431 colpito da apoplessia moriva in Roma Martino V.
Suo successore e nemico di casata fu Eugenio IV Condulmero, il quale sostenuto dagli Orsini pretendeva dai colonnesi la restituzione di molti loro castelli e la consegna dei tesori accumulati dal predecessore.

 

L'uccisione di Stephanus Traditus

Dopo che il capitano di ventura Nicolò della Stella detto Fortebraccio, già al soldo della chiesa, fu reclutato da Filippo duca di Milano col compito d'impadronirsi di Roma, i colonnesi li diedero ampio appoggio. Nel 1433, distrutto Monte della Guardia vicino Morlupo, inseguito dalle truppe di Micheletto, Ranuccio e Menicuccio dell'Aquila, Fortebraccio si rifugiò nel castello di Castelnuovo allora tenuto insieme a quello di Palestrina da Stefano Colonna di Nicolò. Il Platina sembra far intendere che quest'ultimo fosse sempre in disaccordo con i propri familiari e questa sua alterigia era affatto sopportata da Antonio Colonna di Genazzano, principe di Salerno, nipote di Martino V

Eugenio IV, sempre alla ricerca dei tesori papali, nominato Stefano generale della Chiesa, gli diede l'ordine di arrestare il genazzanese Oddone Poccio de' Varris, tesoriere del precedente pontefice colonnese.
Fatto prigioniero il de' Varris, fu torturato e saccheggiata la sua casa, ma il papa, irritato dall'atto troppo spregiudicato, minacciò Stefano il quale si alleò con i Colonna di Genazzano, nipoti di Martino V, e, alla testa di un esercito, occupò porta Appia in Roma.

Un dì funesto fu il sabato del 17 aprile 1433, giorno in cui Stefano, portatosi a Genazzano, venne assalito e trucidato dal nipote Salvatore Colonna comproprietario di Palestrina, figlio di suo fratello Jacopo e da un tal Mataleno figlio del pittore Vergurio.
I presunti colpevoli dell'efferato delitto furono a loro volta fatti a pezzi dai palestrinesi. (Inf Diar. int. R.I.S. 3 part. 2 pp. 1123, 1124).

Una relazione del 1433 di Giudoccio da Gionta alla Signoria di Siena riporta: "...pare anchora che el prencipe abbia fatto amazare ms. Stefano Colonna a Ghinazano".

In un'altra nota di Bartolomeo di Tomasso da Agazaia datata 21 aprile viene riportato: "E achaduto che andando sabato passato Stefano Colonna et il nipote a (Genazzano) al prencipe, chi dice per certe questioni avevo Stefano coli nipoti et chi dice per intendorsi col prencipe per questa mossa di Nicholo (Fortebraccio) mo qual si sia stato la cagione dellandata del detto Stefano è stato morto nela camera del prencipe da famigli del prencipe, et anco si dice vi sodoperò il nipote".

Scosso dai crudeli fatti di sangue, la madre Clarina, e la moglie Sveva Orsini, incinta del nascituro Stephonus posthumus il 30 aprile insieme con Lorenzo Colonna, fratello di Salvatore, chiesero al papa di mettere fine alle funeste ostilità

Eugenio IV il 14 maggio si impegnò a perdonare tutti i delitti commessi dai defunti Stefano e Salvatore, a condizione che gli eredi gli restituissero il fortino organizzato nel mausoleo dei Plauzi di Ponte Lucano a Tivoli, ed entro il 20 dello stesso mese scacciassero da Castelnuovo le milizie di Nicolai de forte brachio.
Il 16 maggio 1433, i colonnesi, accettate le condizioni, furono assolti e messi sotto la protezione papale.

Nell'inventario dei beni, fatto il 14 giugno 1433 da Sveva Orsini, l'eredità di Stefano in comproprietà per un mezzo con Giovanni, Lorenzo, Giordano, Nicolò, tutti figli di Jacopo Colonna e Orsina Orsini, oltre che del feudo di Castelnuovo era costituita anche da quello di Palestrina e Rocca del Monte (Castel S. Pietro), dalla rocca, castello e territorio di Zagarolo, dai castelli di Callicano, Colonna e Civita Lavinia, dalla tenuta di Lagliano, dalla fortezza di Passerano.

La concordia fra i colonnesi e Eugenio IV durò poco più di tre mesi.
Il 25 agosto infatti i fratelli Antonio e Odoardo Colonna unitisi a Fortebraccio invasero Roma.
Lorenzo Colonna, occupato Monte Molle entrò in Roma da Porta del Popolo, ma costretto alla resa, perse molti dei suoi vassalli di Castelnuovo rimasti prigionieri.

Dopo varie lotte il papa, rifugiatosi presso la chiesa dei SS. Apostoli in Roma, il 14 giugno 1434, travestito da monaco casinense, fu costretto a riparare in Toscana, ma ristabilito il Governo pontificio, Giovanni Vitelleschi, vescovo di Recanati, alla testa di 1750 soldati di Borgo, occupò Castelnuovo, invase ancora i castelli di Civita Lavinia, Gallicano, Passerano, San Gregorio, Zagarolo, distrusse il castello di Lariano e Palestrina fino alle fondamenta non esclusa la cattedrale, facendo trasportare a Corneto interessanti frammenti architettonici che vennero usati per nuove costruzioni. Ludovico Colonna, figlio di Giovanni e Ayca Bochiano, fu sorpreso e scannato nel suo castello di Ardea da un sicario degli Orsini il 12 ottobre 1436.

Castelnuovo insieme a Corneto, Soriano, Civitavecchia e Ostia divenne accampamento per il notevole contingente di milizie del Vitelleschi.

Gli abitanti di Castelnuovo, sottomessi all'obbedienza dello Stato Pontificio, furono assolti dal papa e il 31 maggio 1437 stipularono patti con il cardinale pontificio, patriarca di Aquileia e cardinale di S. Lorenzo in Damaso, Ludovico Scarampo Mediarota, scelto dal papa per sostituire il Vitelleschi divenuto pericoloso anche per la chiesa.
I patti vennero ancora approvati da Eugenio IV il 9 giugno 1441.

Nonostante i vari passaggi di proprietà, al Monastero di S. Paolo doveva spettare ancora qualche diritto su Castelnuovo giacché nel 1441 l'abate ne fà concessione vitalizia a Peleo di Gallese.
Quattro anni dopo il papa intima ai castelnovesi di nulla più pretendere dai feudi di S. Paolo.
Il 16 dicembre 1444 fu nominato castellano della rocca di Castelnuovo Celanus de Interamne (ASR, Commissariati delle soldatesce e galere, b. 1, voi. 1, fasc. 2, L 65).

 

Il ristabilimento del governo colonnese

Salito al soglio pontificio Nicolò V Parentucelli, già vescovo di Palestrina ed amico dei colonnesi, ammise nelle sue grazie Lorenzo Colonna restituendogli con bolla del 24 aprile 1447 le terre di Castelnuovo.
Con successiva bolla del 31 maggio, riconobbe anche i diritti che Stefanello Colonna figlio del fu Stefano, aveva sulle stesse terre.
Ai due colonnesi fu permesso inoltre di riedificare Palestrina a condizione però che non fosse rifortificata, data la sua importanza strategica, e il 13 maggio 1452 questa limitazione fu obbligata soltanto per Castel S. Pietro.

Nel 1448 la popolazione di Castelnuovo rivendicò l'uso civico del legnatico e pascipascolo sulle terre di Liprignani, Castilionis, Vaccaricae et Viani et tenimenta Scurani, appartenenti al Monastero di S. Paolo, ma una sentenza dell'Uditore di Rota Guglielmo Fondera ne escluse ogni diritto. Nello stesso anno avvenne la divisione dei feudi fra Stefanello e Lorenzo e con bolla dell'11 giugno, Nicolò V confermò i confini convenuti.

Nicolò V nel 1453 promosse lavori di restauro delle muraglie nella Rocca di Castelnuovo e due anni dopo Stefanello, durante il conclave per la morte dello stesso papa, s'impadronì del castello e delle terre dipendenti.
Scomunicato con tutta la sua famiglia dal nuovo pontefice Callisto III, con bolla del 13 febbraio 1460 fu assolto dal papa Pio II Piccolomini.

Cinquanta anni dopo la morte di Nicolò Colonna, la sua seconda moglie Chiarina Conti l'1 agosto 1460 fece testamento, lasciando i diritti sul feudo di Castelnuovo al nipote Stefanello Colonna, una dote di 100 fiorini a Imperiale, che diverrà terza moglie di Antonio Colonna di Genazzano, ed ancora beni ai propri figli Benedetto, Sciarra e Maria, eleggendo inoltre suo luogo di sepoltura una cappella da dedicare a Maria della Neve, da costruirsi a cura di Stefanello nella Chiesa di S. Maria in Castelnuovo.

Il 22 marzo 1465 moriva in Roma il cardinale e condottiero Ludovico Scarampo Mediarota destinando in eredità ai suoi nipoti un enorme patrimonio stimato in 200.000 fiorini d'oro.

Il papa Paolo II, annullato il testamento, persegui gli eredi che catturò con i tesori in Castelnuovo. Il Gregorovius narra: "Carri e carri di monete d'oro e di oggetti preziosi di ogni sorta, che lo Scarampo aveva fatto spedire a Firenze, furono scaricati in Vaticano senza che un solo romano trovasse motivo di disapprovazione poiché i tesori del cardinale erano stati accumulati a prezzo di ogni sorta di latrocinii".

Una controversia tra Stefanello ed il cugino Nicolò Colonna, sui feudi di Castelnuovo, Colonna, S. Cesareo, Gallicano, venne sedata dal papa Sisto IV (1471-1484).

Nel 1468 Castelnuovo entrò in contesa con il Monastero di S. Paolo circa la divisione del territorio di Leprignano.

Nel 1490 i castelnovesi, nella località "Li Campanili" in Riano, occuparono le proprietà del Monastero e il 19 marzo 1491 Pietro, figlio di Stefanello Colonna, e l'abate di S. Paolo ne concordarono la rettifica di confini.

Nel 1484 numerosi edifici civili e religiosi, non esclusa la Rocca, furono lesionati da un forte terremoto.

Nel 1492 fu eletto pontefice Alessandro VI Borgia ed i Colonnesi, per l'appoggio prestatogli, ricevettero la commenda dell'abbazia di Subiaco.
Ma perseguendo mire espansionistiche, il papa, dopo aver usurpato il castello di Sermonata ai Caetani, confiscò tutte le terre colonnesi, e non soltanto.
Il 17 settembre 1501 assegnò Castelnuovo a suo figlio infante Giovanni ed, a maggiore difesa del luogo, guarnì di artiglierie le strutture castellane.

Nel 1503, dopo la morte di Alessandro VI, Castelnuovo fu ripreso da Stefano Colonna nipote di Stefanello e figlio di Francesco e Orsina Orsini; "...Stephanus de Columno recuperavit poss. ne Castri novi... ab anno 1503)" (ACol., misc. II, A, 1, p. 396).

Genealogia colonnese tra XV-XVI sec.

Nel 1504 Giovanni Colonna di Odoardo si prodigò affinché cessassero le ostilità con la vicina Civitella San Paolo.

Artemisia Colonna figlia di Pierfrancesco di Zagarolo, agli inizi del secolo XVI, doveva avere qualche titolo su Castelnuovo se nel 1530 papa Clemente VII ne ratificò una cessione di diritti fatta dalla stessa Artemisia.

I fratelli Stefano e Alessandro Colonna signori di Castelnuovo, nel 1518 ebbero un'altra contestazione con il Monastero di San Paolo riguardo il fondo di Casanovula ed ancora una contesa con Vittoria e Laura di Somma, rispettivamente figlia e moglie di Pierfrancesco Colonna di Zagarolo, circa i diritti sui vari castelli. Per sedare tale controversia colonnese sulla possessione anche di Costrum novum Portuensis, occorse l'intervento del papa Paolo III con bolla dell'11 gennaio 1539 e di Rainaldo Petruccio d.i Palatij Uditore di Rota, "...cuius tempore cum nata esset lis et discordia inter Petru'fan.us Columna, et successive D. Victoria Columna eius filia uxore bo. me. D. Camilli Columna, et DD. Alexandris et Stephanum del Columna super divisione totius status, et in specie Castrinovi..." (ACol., misc. II, A, I, p. 404).

Sciarra Colonna, figlio di Alessandro, munifico verso Castelnuovo, emanò gli Statuti per regolamentare tra l'altro il mercato, i tribunali, la giustizia. Una copia datata 10 dicembre 1548 racchiude anche un decreto di Alessandro Colonna ed un'altra del 1564 contiene aggiunte posteriori fino al 1651.

Tra gli ultimi atti che i Colonna stipularono sul feudo castelnovese sono le convenzioni del 3 dicembre 1552 con Leprignano e del 15 maggio 1561 con Morlupo. Dopo 255 anni di governo colonnese, Castelnuovo nel 1580 passerà sotto la giurisdizione della Camera Apostolica Vaticana.


Testo: Arch. C. Panepuccia Elaborazione Web LC Net Ritorna