Si accede al Centro Storico dall'attuale Piazza Donato Palmieri, creata in questo secolo ampliando, in varie fasi, uno slargo antistante l'accesso al paese.
| Dalla fotografia accanto,
si può avere un'immagine di come si presentasse
all'inizio del secolo. E' evidente il coronamento murario
che si dipartiva dal lato destro dell'ingresso al paese,
creando una sorta di invito. All'estremità inferiore del muro vi era una statua acefala posta su di un alto piedistallo, un'altra statua di marmo detta del "Maripara" era posta sul parapetto sinistro dell'ingresso. |
![]() Largo antistante l'accesso al paese all'inizio secolo |
Questa statua "... veste una tunica femminile, caratteristica anche del tipo dell'ermafrodito, sollevata ad arco e con il grembo ricolmo di frutta. Porta dei calzari di stoffa, legati alla caviglia e ripiegati in avanti e ai lati con motivi a triangolo. E' in posizione stante, il peso scaricato sulla gamba destra. Interessante è la testa: il viso è scavato, baffi e barba morbidi e lunghi, capelli raccolti dentro una pezzuola. Dovrebbe appartenere al raro tipo di Priapo "pensoso"..."
Essa è conservata ora assieme all'altra statua nel giardino comunale. Ancora alla sinistra dell'ingresso c'è una fontana, costruita alla fine del secolo scorso, come ci ricorda un'iscrizione posta su di essa: "Il Comune di Formello, dalle sorgenti Carissima e Tre Cannelle, a sollievo e decoro della popolazione, queste acque saluberrime adduceva, l'anno 1892".
In precedenza, durante i mesi estivi, la provvista d'acqua da bere si faceva ai vari fontanili sparsi per la campagna, come fonte "le cavole", posta a valle del paese.
Nel 1743, a spese del Comune e del Principe Chigi, fu costruita la "fontarella" essa permetteva l'utilizzo dell'acqua accumulata dopo le piogge autunnali, come si può anche leggere in una lapide conservata nell'atrio del palazzo comunale: "Questa acqua, trovata non senza speciale intercessione, della prodigiosa Vergine Sant.ma del Sorbo, fu quivi a comun beneficio condotta, l'anno 1743, a spese dell'Eccell. Sig. Principe D. Augusto Chigi, e della magnifica comunità di Formello".
Si accede al paese attraverso un arco, uno stemma in peperino recante le armi chigiane è posto sopra di esso, sormontato da una torre coronata da merli ghibellini.
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Il vano di ingresso
coperto ha sul fondo una nicchia affrescata
rappresentante la "Resurrezione di N.S.",
realizzata da un pittore senese, Bernardino Mei, nel
1663. Sopra la nicchia vi è una cartella sormontata
dallo stemma Chigi, con la seguente iscrizione: "Oriens
ab occasu". Attraverso un secondo grande arco ribassato, sostenuto da due pilastri rotondi in muratura di mattoni, si entra in piazza San Lorenzo, la più grande del paese e la più importante dal lato artistico. Essa è racchiusa da Palazzo Chigi, dalla Chiesa di San Lorenzo, dalla facciata del Palazzo Comunale, dall'Oratorio della Natività, da un palazzotto signorile evidenziato da un elegante portale bugnato e, da una fila di edifici. |
F. La Ragione descrive questa piazza pavimentata "... con mattoni a coltello... a spiga - opus spicatum di Vetruvio - come lo spazio che trovasi dinanzi il Palazzo Baronale... fu costruito nell'anno 1572 a spese della comunità che vi impiegò le rendite della Selvatana...".
Oltrepassato l'arco sulla sinistra, incassato
nel fianco di Palazzo
Chigi vi è un blocco di marmo,
scolpito a bassorilievo, che reca uno stemma con le ben note armi
orsine: bande oblique e rosa da capo. Da ricordare che l'attuale
stemma del Comune di Formello: uno scudo in campo argento, tre
bande rosse obblique, fascia orizzontale gialla con anguilla
verde e rosa rossa, è l'antico stemma della famiglia Orsini.
Sempre F. La Ragione ci racconta una legenda legata alla nascita
di quest'arme: "... Orso, uomo di guerra, perì in
battaglia sopra un monte della Germania, detto Rosemberg... monte
delle rose. I soldati che l'adoravano, coprirono il cadavere di
Orso con la bandicra, e sparsero a piene mani su di esso, le rose
selvaticbe note su quel monte. I discendenti di Orso presero per
emblema la rosa e per cognome Rosemberg. Uno di essi scese in
Italia, e italianizzò il nome di Orso in cognome di Orsini. I
conti di Anguillara, ramo degli stessi Orsini, spenti verso
l'anno 1548 diedero a questi il diritto di innestare nel loro
stemma, l'anguilla. Le tre bande di esso, disposte da sinistra a
destra, crediamo che indichino la fazione guelfa...".
Degli altri edifici prospicenti sulla piazza, non abbiamo
potuto raccogliere esaurienti notizie, come invece abbiamo fatto
per Palazzo Chigi e per la Chiesa di S. Lorenzo.
Per quanto riguarda il Palazzo Comunale, possiamo solo dire che,
le prime notizie di acquisizione di edificio da adibire a tale
funzione si hanno nell'anno 1617 "...nel quale fu
comperata la casa di Sante Papigno per destinarla a residenza del
comune, i consigli si convocavano o nella chiesa di
S. Angelo od in quella di S. Lorenzo, previo il
suono delle campane e l'apposizione di bandi...".
Non abbiamo notizie certe per poter dire se questa
residenza comunale corrisponde all'attuale, ampliata in questo
secolo con l'acquisto del palazzotto, che presenta un bel portale
bugnato, adiacente alla residenza stessa.
Di fronte al palazzo comunale si erge
l'Oratorio della Natività, di recente restaurato nelle facciate
che prospettano sulla piazza. L'impostazione è assai semplice
sia nella facciata che nell'impianto planimetrico, comprendente
due ambienti a pianta rettangolare al primo livello, e dei locali
al piano inferiore, posto sotto il livello della piazza.
La facciata consiste in un semplice ordine dorico con architrave
e cornice sormontati da un timpano. Le due mezze colonne, poste
ai lati della facciata, realizzate in muratura, sostengono la
trabeazione, sormontata da un timpano anch'esso in muratura.
La facciata è completata da un leggero campaniletto in muratura
intonacato, che conserva ancora la campana.
Siamo propensi nel credere trattasi della cappella privata dei
Chigi, il loro stemma è venuto in luce su delle travature lignee
del soffitto, decorato, durante i recenti lavori di restauro.
L'itinerario all'interno del centro storico
continua su via XX Settembre, che si apre di fronte al Palazzo
Chigi e, tagliando in due il paese, congiunge la "Porta da
Capo" con la "Porta da Piedi". Seguendola si
raggiunge la chiesa
di S. M. Arcangelo, guidati
dall'elegante campanile romanico che si eleva al di sopra delle
case.
Purtroppo interventi di manutenzione e ristrutturazione hanno
stravolto l'ambiente originario, e non solo su questa via ma in
tutto l'ambito del centro storico, snaturando senza il minimo
rispetto e la minima comprensione dei valori ambientali, l'antico
habitat storico culturale.
Vi vogliamo segnalare partendo dalla "Porta da Piedi": una casa torre dal cui terrazzo si ha una ottima vista sulla vallata sottostante; un prospetto di case in linea a due piani con scale esterne; e ancora risalendo il vicolo S. Angelo di fronte all'omonima chiesa; una casa forte in Piazza Garibaldi, in parte rifatta, dove si può ancora vedere parte della struttura in tufelli (XIII-XIV sec. circa) purtroppo riscalpellati. Ancora avanti in Piazza Vittorio Emanuele si può vedere, in netto contrasto con l'ambiente circostante, un edificio (XVIII sec. circa) rifinito in stucco ben lavorato e dipinto color travertino, il portale riquadrato, completato con timpano curvilineo intonacato e modanato in stucco con coloritura finale, e due interessanti finestre rettangolari con grata.
Lasciando via XX Settembre consigliamo di seguire il vicolo che corre parallelo, situato alla sua destra, dove si può vedere sulla destra all'incrocio con via Lucidi, inglobata negli edifici circostanti, una interessantissima torre circolare, che presenta nell'unica parte in vista due finestrine rettangolari.
All'uscita dal Centro Storico, su piazza Donato Palmieri, si può vedere di fronte il borgo S. Antonio, la prima espansione di Formello fuori dalle mura databile al XVIII sec. circa, che si compone di una trentina di case poste lateralmente a via S. Antonio.
Il nostro viaggio all'interno del centro storico si conclude qui, invitandovi a un excursus libero attraverso i vicoli, alcuni dei quali conservano ancora il fascino del passato.
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