Alla destra di palazzo Chigi, si scorge solo una piccola parte della chiesa di S. Lorenzo, chiusa dagli edifici circostanti e dal campanile che segna la sua presenza nella piazza.
Incerta è la data della sua costruzione, ma se prendiamo in considerazione quanto scritto da illustri storici, tra questi il Nardini, riguardo il trasporto delle reliquie di S. Cornelio dalla distrutta chiesa di Capracorum (Domusculta) nella chiesa di S. Lorenzo in Formello, dobbiamo pensare al X-XI sec. come data per la sua costruzione. E' comunque dell'XI sec. la prima notizia riguardo la chiesa, la troviamo infatti menzionata in una bolla di Benedetto IX del 1033.
Vogliamo inoltre citare l'ipotesi avanzata dal Martinori riguardo l'originario nome della chiesa, che nel suo "Lazio Turrito" lo riporta a S. Maria, questa è la prima chiesa di cui si ha notizia in Formello, la troviamo infatti citata nella cronaca farfense già nel 1012.
Ritroviamo la chiesa di S. Lorenzo citata in un elenco di parrocchie del 1236, e già nel 1200 esisteva in questa chiesa la "confraternita del SS. Crocifisso", come dal seguente brano: "Affrancazio census super bonis Iacobi Medini in territorio Formelli facta per Monasterium et fvorem societitis SS. Crocifissi in Ecclesia San Laureutii".
"... In origine comprendeva la navata grande e quella piccola volta ad occidente. Costruita nel punto più alto del castello, era isolata; il palazzo baronale è dell'anno 1373 ossia di costruzione più recente. Aveva nel mezzo della parete, la porta d'ingresso vicino l'attuale campanile sorto più tardi, ma in epoca anteriore al 1471, contrariamente a quanto potrebbe far credere l'iscrizione posta sul campanile medesimo... forse aveva la stessa forma della chiesa di S. Michele Arcangelo: rettangolare e priva di soffitto con un solo altare in fondo... certo è che la tribuna posta fuori la linea delle mura castellane è di costruzione assai più recente...".
Quanto scritto da La Ragione, risulta molto
interessante, per una maggiore comprensione dell'originaria
architettura della chiesa, ma la mancante citazione delle fonti
da cui lui ha potuto trarre tali ipotesi non ci consente una
ricerca più approfondita, certamente non sapeva dell'esistenza
di strutture databile al XIII sec. all'interno di Palazzo Chigi, lasciando molti dubbi su quanto scritto.
Si può pensare che la sua pianta doveva essere
mononavata, con soffitto ligneo a capriate sui tipo appunto
dell'altra chiesa esistente nel centro storico S. M. Arcangelo e che
soltanto nella seconda metà del XVI sec., quando venne
completamente rinnovata, assunse l'aspetto attuale. Gli
architetti sarebbero giunti a questa soluzione aggiungendo la
navata laterale volta ad oriente creando nella navata grande
l'altra volta ad occidente, e costruendo il corpo posteriore dove
è l'altare maggiore e le due sacrestie laterali.
Abbiamo notizia che durante i lavori di
restauro, che hanno interessato la facciata principale della
chiesa, fu messo in luce, e poi ricoperto dal nuovo intonaco,
l'antico portale di accesso alla chiesa, che venne chiuso nel XV
sec. per far posto al campanile.
Inoltre una terza porta, simmetrica all'attuale, si apriva nella
navata di destra, e anch'essa presentava una finestra superiore.
Entrambi sono state rinchiuse.
Dalle memorie (XVIII sec.) lasciateci dall'Arciprete Francesco Volponi, si ha notizia che i lavori di ampliamento della chiesa iniziarono verso l'anno 1574. "... nel libro da consigli dell'anno 1573 nel consiglio dove fu risoluto che l'entrate del forno servissero per la fabrica di S. Lorenzo... architetto della fabrica fu messer Guidetto, e Zammaria scalpellino riscoteva il denaro dell'affitto del forno e pagava li lavoranti e materiali che bisognavano di fare fabrica e questo Zammaria serviva come per riscotere come di pagare, per commissione datali dalli signori Massari di questa comunità...".
La parete di facciata, asimmetrica, che prospetta sulla piazza, risulta rimaneggiata per interventi successivi; cinque gradini portano al piano di ingresso, sulla sinistra nella facciata di Palazzo Chigi che prospetta sull'ingresso della chiesa, vi è una finestra, oggi chiusa, che presenta tutto intorno una cornice marmorea con un rosoncino in alto. In basso vi è un blocco di marmo che reca incisa una data "MCCCC".
Un portale dalle linee semplici si apre sulla
navata di sinistra; lo spazio interno, trasformato a tre navate
dopo l'intervento del XVI sec., è scandito da due file di
quattro colonne quadrate, sulle quali sono impostati archi a
tutto sesto. Esse conservano ancora il dado in blocchi di tufo
squadrati, come con molta probabilità doveva presentarsi anche
il fusto.
L'interno risulta snaturato per recenti interventi, come
quelli che hanno interessato lo spazio contenente l'altare
maggiore, che è stato avanzato, eliminando la balaustra in marmo
che divideva tale spazio dalla navata centrale e costruendo sulla
nuova base un nuovo altare.
La navata centrale presenta un pesante controsoffitto ligneo (m. 17 x 7 circa), scandito da venti "formelle" e da una grande croce centrale, intarsiate all'interno. Esso "... venne fatto una prima volta a spese del Cardinale Chigi nel 1662, ed una seconda volta dal Comune nel 1866, colla spesa di scudi 1.443...". Le navate laterali coperte con volte a crociera.
Di notevole interesse è un affresco posto sulla prima cappella della navata di sinistra, vicino l'ingresso, attribuito a Donato Palmieri da Formello; Il Volponi così lo descrive: "Le dipinte figure a fresco nel muro, di buonissima mano, rappresentano la croce, in mezzo, senza crocefisso, tenuta da un Imperatore con corona in testa, creduto Costantino il Grande, seppure non sia Eraclio, si vede vicino un sommo sacerdote che si crede possa essere S. Macario vescovo di Gerusalemme, seppure non sia S. Zaccaria similmente vescovo e S. Elena con corona in testa, se pure sia essa con molte altre figure di corteggio. Si vedono sopra in lontananza delle persone con zappe che scavano la terra e diroccano templi, con una donna in letto a cui si approssima la croce per risanarla. Quindi mi sembra che le pitture, in lontananza rappresentino la invenzione, le figure poi maggiori raffigurano l'esaltazione della SS. Croce altrimenti non saprei dire chi Imperatore potesse essere. Questo affresco, come un'altro ricoperto da una pittura in tela della susseguente cappella del Purgatorio, furono credute opere dello Zuccari. Il primo, ai tempi del Volponi, forse era conservato come in origine: infatti non fa menzione di alcuni ritocchi che hanno deturpato in più punti il colorito bellissimo e le linee perfette delle figure. E' nostra opinione, che tutte le cappelle della suddetta chiesa, fossero adorne di affreschi dell'Illustre pittore, perché datano dell'anno 1570 circa - epoca nella quale si fece l'ampliamento della chiesa, e nella quale fioriva Donato da Formello. I vandali dell'arte, animati da falsi principi d'innovazione, seppellirono sotto uno strato di calce gli affreschi e rivestirono le cappelle di quadri colossali ma di cattivo autore...".
Ulteriori notizie sulla chiesa si possono ricavare ancora dalle memorie del Volponi che scrive: "... A di 25 Novembre 1612, fu risoluto si facessero due quadri di S. Carlo, uno nella chiesa di S. Lorenzo, l'altro nella chiesa di S. Angelo, di prezzo di scudi venticinque l'uno... A di 1 Febbraro 1613... le cornici delli quadri di S. Carlo costarono trenta scudi l'uno... A di 13 Marzo 16l6, si facessero un quadro della Madonna del Rosario, a paragone di quello di S. Carlo in S. Lorenzo, il che fu poi fatto da Andrea Bacciomei pittore... fu risoluto si cominciasse a fare la tribuna di S. Lorenzo. Fu ordinato si facessero le muraglie...".
Vogliamo inoltre ricordare che nella navata di destra, accanto alla fonte battesimale, con catino marmoreo e coperchio superiore in legno intarsiato, vi era una esatta meridiana, secondo i disegni di quella esistente in Roma presso la chiesa di S. M. degli Angeli, coi simboli completi dello zodiaco e della durata del sole sull'orizzonte. Quest'opera è dovuta alla munificenza dello stesso Arciprete Volponi ed all'operosità lodevole del rettore De Santis che di propria mano fece le incisioni di tutta la meridiana (1796).
Di tutto questo ben poco resta, si può comunque ancora ammirare " L'altare maggiore formato da bellissimi marmi, lavorati superbamente. Ha gli specchi di verde antico con fasce di pietra africana o fior di persico tutte circondate di marmo giallo di effetto gradevole. Ai lati ha due armi del comune cui ne fece l'acquisto l'anno 1744 per scudi 900. Era l'altare destinato per la chiesa di S. Apollinare di Roma...".
Sulla parete anteriore vi è l'ingresso al campanile. Costruito a pianta quadrata, con blocchi di tufo squadrati, presenta due primi cornicioni costruiti a punta di mattone, con al centro inserito un orologio, e altri due cornicioni sempre a punte di mattone ma con l'aggiunta di piccoli modiglioni marmorei, con due ordini di finestre bifore con colonnina centrale. Nel 1677 fu restaurato il campanile, lesionato da un fulmine, sostituendo la cuspide in mattoni con un'altra barocca in zinco.
Sulla parete del campanile che prospetta
sull'ingresso della chiesa, vi sono, frammisti alla muratura, dei
piccoli blocchi di marmo recanti graffiti o intere iscrizioni. Di
questi ne menzioniamo due, la prima, posta nella parte bassa del
campanile, reca la seguente iscrizione: "Anno domine
millesimo quadrigesimo septuagesimo primo die x mensis
aprilis" (Anno Del Signore 1471, 10 Aprile); la seconda,
posta vicino l'orologio, reca scritto: "Hoc opus fecit
magister dominiicus de saltibus" (Domenico - De
Saltibus? Fece Questa Opera).
Un'altra iscrizione che vogliamo riportare è quella incisa sulla
campana dove si può leggere: "Pro tua humanitate expelle
omnem tempestatem" (Per la Tua Benevolenza Tieni Lontana
Ogni Tempesta), con stemma degli Orsini e una data (1464).
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CHIESA DI S. MICHELE ARCANGELO
Scarse sono le notizie riguardo la chiesa di S. Michele Arcangelo, in contrasto con le molte che abbiamo sull'altra di S. Lorenzo. Anche S. Michele Arcangelo, detto S. Angelo, è citato nell'elenco di parrocchie del 1236, ed è l'unica data che abbiamo riguardo la sua origine, collocabile anteriormente al XIII sec.
La facciata molto semplice, in blocchi di tufo squadrati, trova nel portale l'unico motivo di rilievo. Esso, costruito alla fine del XVI sec., è arricchito da una cornice in peperino variamente modellata, con timpano triangolare che presenta un elegante motivo di decorazione dentata, purtroppo molto guasta.
Dal portone di ingresso si accede in un piccolo spazio, delimitato da tre pareti di legno, che funge da filtro. Su ognuna delle tre pareti si apre una porta, e tutte presentano delle decorazioni dorate. Al di sopra vi è un ballatoio costruito in legno dipinto, dove era sistemato l'organo, di cui si possono vedere ancora delle tracce, ed al quale si accede da una stretta scala in legno posta alla sinistra della porta di accesso.
L'interno, del tutto spoglio in quanto la chiesa non è aperta al culto, è ad una sola navata con tetto ligneo a capriate e pavimento costituito da un semplice mattonato, messo in opera in questo secolo. Durante i lavori di restauro della chiesa, sono state rinvenute al di sotto della vecchia pavimentazione delle sepolture. Al di sotto dell'altare maggiore vi doveva essere una piccola cripta contenente le sepolture dei Sacerdoti.
Un'ampia abside, illuminata da due monofore, si apre sul fondo ed è posta ad un livello superiore rispetto alla navata. Essa è chiusa parzialmente alla vista dall'altare maggiore che, costruito intorno al XVI-XVII sec. in sostituzione dell'altare originario e contemporaneamente agli altri quattro altari posti sulle pareti laterali, è costituito da un'edicola conclusa con timpano curvo, aperto al centro dove lascia intravedere un affresco raffigurante Nostro Signore. Fu eretto, come del resto anche gli altri, in muratura intonacata e poi rivestito con stucco bianco.
Ai lati dell'altare maggiore si aprono due
porte che immettono nella piccola sacrestia ricavata nell'abside.
Sulla parete di sinistra accanto all'altare maggiore si apre
un'altra porta, oggi chiusa, che immetteva in una sacrestia più
grande, adibita ora a residenza; una porta finta è stata dipinta
sulla parete di destra per ottenere una visuale simmetrica.
Su gran parte delle pareti della chiesa dovevano essere distesi
numerosi affreschi, purtroppo perduti.
Tracce consistenti sono visibili nel catino dell'abside, tra i
più completi vi sono: un affresco con "Madonna e
Bambino" dietro l'altare maggiore, e due figure di''
Santi'', visibili sulle pareti iniziali dell'abside, posti uno a
destra e uno a sinistra dell'altare maggiore. Inoltre si può
ancora vedere la figura di un "Angelo" sulla parete di
sinistra accanto al secondo altare, e la figura di un
"Santo" nella spaziatura del secondo altare di destra.
Su questi affreschi si intravedono ancora le tracce della calce
che per lungo tempo lì ha ricoperti, come del resto deve essere
stato per gli altri affreschi che dovevano rendere
scenograficamente vivo l'interno della chiesa.
Nella spaziatura del primo altare di sinistra
è collocata una tela, molto mutila, i cui particolari tuttavia
parlano di un'artista di notevoli capacità disegnative e
cromatiche, mentre una seconda tela, molto grande, di notevole
valore artistico, era posta nella spaziatura centrale dell'altare
maggiore, raffigurante "S. Michele Arcangelo". Essa è
stata tolta per essere sottoposta ad un intervento di restauro,
già eseguito.
Nella parete di destra, dopo il secondo altare, incassato nel
muro vi è un tabernacolo in marmo, lavorato in rilievo, di
notevole interesse.
Sulla parete di sinistra si apre l'ingresso al campanile. La
facciata esterna è caratterizzata dalla presenza di quattro
comparti divisi da quattro cornici realizzate a semplice punta di
mattone, nelle ultime due vi è l'aggiunta di piccoli modiglioni
marmorei. Il primo comparto è stato realizzato in mattoncini
intonacati, gli altri fino alla cuspide in blocchi di tufo,
struttura analoga a quella della facciata della chiesa, con tre
ordini di finestre, monofora nel primo comparto, bifore negli
altri due, oggi in parte chiuse. La cuspide è stata realizzata
con mattoncini e presenta una croce centrale collocata sulla
sommità.
Ulteriori notizie riguardo la chiesa si hanno dalle memorie dell'Arciprete Volponi: "...1591 fu risoluto che si finisse di coprire la chiesa di S. Angelo; 1592 fu risoluto si facesse l'occhio alla chiesa di S. Angelo et una porticella; 1593 ci fu un pittore che si offerse di rilustrare la figura della chiesa di S. Michele Arcangelo; 1598 a di 24 Febraro fu risoluto si accomodasse il campanile di S. M. Arcangelo che minacciava ruina; 1599 si trattò di fare la porta in peperino alla chiesa di S. M. Arcangelo; 1612 fu risoluto si facesse un quadro di S. Carlo nella chiesa di S. Angelo...".
Si ha notizia, che un tempo all'interno della chiesa vi era sistemato un capitello corinzio che fungeva da fonte battesimale.