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Formello
Palazzo Chigi

 

 

Costruito sulla sommità del pianoro a guardia della porta di accesso al paese, domina con il suo aspetto maestoso le case che sorgono ai suoi piedi.
Conserva esternamente un aspetto quattrocentesco, ma per poco che lo si osservi, ci si accorge che il palazzo non è strutturalmente omogeneo, e non è difficile distinguere in esso diverse fasi di costruzione.

Il primo impianto dovrebbe risalire al medioevo, è nota l'esistenza di un castrum fin dall'XI sec., costruito forse dai Monaci di San Paolo, quando ebbero il feudo in concessione nel 1081. La consistenza dell'impianto prima dell'avvento degli Orsini rimane oscura. Nel 1279, quando gli Orsini ebbero in concessione il Feudo da Papa Nicolò III, forse ampliarono, forse costruirono quello che poi sarebbe divenuto il castello. Purtroppo la targa degli Orsini, di cui sopra, non costituisce una base per la cronologia del palazzo.

Il palazzo era costituito da due piani, con le facciate prospicenti la piazza, rivestite con blocchi di pietra squadrati e con la torre che si elevava al di sopra dell'edificio, come testimoniavano due acquerelli oggi smarriti.

Subì delle profonde modificazioni nel XVII sec. quando la terra di Formello fu venduta dagli Orsini alla famiglia Chigi; ci fu la sopraelevazione di un piano e la conseguente scomparsa della torre, allargamento e mutamento di forma delle finestre nelle facciate prospicenti la piazza, le quali vengono riquadrate a semplice fascia, e adattamento interno dei piani esistenti; sotto la direzione dell'architetto Felice Della Greca.
Dei molti lavori eseguiti non solo nel palazzo ma anche nella vicina Villa Chigi, si ha notizia dai documenti di fabbrica dell'archivio Chigi, conservati presso la Biblioteca Apostolica Vaticana, e in parte pubblicati da Vincenzo Golzio.

L'ingresso, asimmetrico, evidenzia un portale bugnato in peperino, ormai degradato. Sopra il concio di chiave dell'arco è visibile uno stemma in marmo raffigurante in altorilievo le armi chigiane. Alla destra del portale, scolpito in bassorilievo in un blocco di pietra, vi sono alcuni graffiti, il Tomassetti li ha interpretati come una data (1464) avanzando l'ipotesi della data di costruzione del palazzo, alla sinistra vi è una porticina che conduce ai locali interrati del palazzo.

Dal portone di ingresso si entra in un vano coperto e da qui, attraverso una larga apertura con volta a sesto ribassato, si accede ad un cortile per tre lati porticato, fatto edificare dagli Orsini. I pilastri ottagoni in peperino con base e capitello a larghe foglie, sono collegati da archi a tutto sesto in corrispondenza con le volte a crociera.
Oltrepassato il vano d'ingresso, sulla parete di destra si può ancora individuare la struttura della torre, che caratterizzava il castello degli Orsini, e fatta incorporare nella struttura di sopraelevazione del secondo piano dai Chigi. La sua struttura, in tufelli, la rivela del tardo medioevo (XIII sec.).

Nel cortile è ancora visibile un pozzo circolare in peperino; tra le finestre del secondo piano che si affacciano sul cortile ve ne sono alcune finte. In una di queste vi era rappresentata una figura di uomo nell'intento di affacciarsi, decorazione eseguita nel 1663 dal pittore Francesco Milizia.

Due rampe di scale conducono ai vari locali del piano interrato. Qui si possono vedere le colonne in muratura collegate tra loro da archi a tutto sesto, costruite per il sostentamento dei pilastri del porticato superiore, fatte edificare dagli Orsini. Sempre da questi locali si può accedere ad un giardino annesso al palazzo, chiuso da una cinta muraria con una torre rotonda d'angolo, prospicente su piazza Donato Palmieri.

Ritornando nel cortile, alla destra una scala principale conduce al primo piano, mentre una seconda scala, che collega i vari piani è stata costruita nella nuova ala del palazzo e vi si accede attraverso una porta che si apre alla sinistra del cortile.

Al piano superiore una loggia di tre archi si apre sulla destra del cortile, sulla parete di fondo vi è affrescata la "Diana" del Milizia, mentre sulla parete di destra vi è un grande paesaggio del Momper.
Sulla loggia si aprono due portali in pietra e una scala che conduce al secondo piano.
Nella sala grande del primo piano degna di nota è la lastra di fondo di un caminetto con lo stemma chigiano a bassorilievo; i parapetti delle finestre di questo piano presentavano tutti degli affreschi, rappresentanti paesaggi, eseguiti dal pittore fiammingo Giovanni Momper nel 1663.

Salendo al secondo piano merita attenzione una cappelletta con altare dorato, la parete di fondo ad emiciclo è affrescata con scene dell'Assunzione dovute al pittore Paolo Albertoni ed eseguite nel 1681, il soffitto a volta è di legno.
I soffitti di legno delle altre stanze sono decorati con soggetti di ambientazione naturali: frutti, fiori, uccelli, dovuti in parte al Milizia, in parte allo Stanchi, eseguiti nel 1683.

Ma altri pittori lavorarono a palazzo Chigi: Giovanni Battista Laurenti, Pietro dè Rossi, Francesco Laurenti e indoratori come Francesco Corallo; vi erano inoltre stampe del Domenichino, piatti di maiolica della scuola di Raffaello, e statue, vasi di ceramica, animali di marmo, e in una sala adibita a piccolo museo, erano raccolte opere d'arte e una sezione era adibita alle cose curiose.

Il contributo di tutti questi artisti ha fatto di Palazzo Chigi "... uno degli esempi più cospicui della decorazione e dell'arredamento seicentesco... (Golzio). Ma purtroppo di tutto questo ben poco resta se non qualche traccia di affresco, qualche pittura dei soffitti, e l'altare della cappelletta ormai roso dalle tarme e dal tempo...".


Testi: Massimo Stipa
Fotografie:
Elaborazione Web LC Net Ritorna

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