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Formello
Villa Chigi

 

 

Quando nel 1661 il card. Flavio Chigi entrò in possesso di Formello e della campagna circostante, oltre ai lavori di ampliamento della rocca degli Orsini nel centro abitato, concepì l'idea di una residenza estiva da costruirsi nella campagna circostante, sfruttando molto probabilmente una preesistente, uno dei molti casali sparsi nel territorio edificati per la conduzione di fondi ad essi annessi, come si è potuto rilevare dai molti documenti di fabbrica.
Molto lo colpì la singolarità del luogo, ricco di grotte, alcune naturali altre artificiali, e dalla varietà del paesaggio che conferiva al luogo quel carattere di amenità tipico delle residenze rinascimentali.
Una nuova strada, ombreggiata da gelsi e olmi, venne costruita per collegare la villa, che il card. Chigi chiamò la "Versaglia" del centro abitato.

I lavori della residenza, costituita da un complesso di edifici armonicamente raggruppati comprendente la Villa, la Torre colombaia, la Cappelletta, il Casino un edificio per l'alloggiamento dei pastori, un'altro ancora per la conservazione degli agrumi, vennero con molta probabilità iniziati sul finire del 1664 sotto la direzione dell'architetto Felice della Greca. Ma altri architetti lavorarono alla realizzazione della residenza del card. Chigi: Antonio Del Grande, Paolo Picchetti, Mattia De Rossi e nel 1666 troviamo a dirigere i lavori Carlo Fontana.

L'antico accesso alla tenuta "un ristretto di 15 rubbia", annessa alla residenza è testimoniato da quello che resta di un pilastro in muratura e dai resti di un breve tratto della cinta muraria.
Due grandi olle poste sulla sommità dei pilastri del cancello segnavano l'ingresso alla tenuta, ma solo una di queste è giunta sino a noi e la si può ammirare all'interno del giardino comunale.
Da questo primo ingresso lungo un sentiero in terra battuta che corre attraverso filari di olivo si raggiunge la residenza vera e propria evidenziata da una superba torre quadrata, dalle forme possenti ma allo stesso tempo eleganti, che con la sua mole segnava la presenza della residenza per un largo raggio nel territorio.
Questa Torre è uno degli edifici, assieme anche alla Cappella, di nuova costruzione.

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La Torre
Venne realizzata per sostituire la colombaia che originariamente si elevava al di sopra della Villa.
Costruita a pianta quadrata è caratterizzata in facciata da tre ordini divisi da due cornici marcapiano.
Il primo ordine si eleva a scarpa fino alla prima cornice, evidenziato dagli angoli realizzati con conci di peperino bugnati e da quattro portali, che si aprono in corrispondenza dell'asse centrale delle facciate, anch'essi realizzati in peperino modanato.
I successivi due ordini, hanno le murature impostate a piombo con gli angoli in rilievo. Ogni ordine presentava inizialmente quattro finestre aperte su ogni facciata. Successivamente le finestre del terzo ordine furono parzialmente tamponate lasciando due piccole aperture quadrate su di ciascuna finestra. Tali finestre furono in seguito decorate con finti infissi dipinti.
Il coronamento terminale è costituito da beccatelli in lastre di peperino di notevole spessore, aggettanti su tutti e quattro i lati e un parapetto realizzato in muratura evidenziato da una serie di piccole aperture che girano tutt'intorno al parapetto stesso. Le facciate della torre vennero intonacate e successivamente pitturate nello stesso colore del travertino.

All'interno, gli ambienti del piano terreno e dell'ultimo piano presentavano soffitti a volta mentre quelli del primo piano erano coperti con soffitto ligneo. Un pavimento realizzato con cubetti di marmo bianco evidenziava il piano terreno, mentre una scala in peperino, ricavata all'interno delle murature, collegava il piano terreno al primo piano e una semplice scaletta in legno consentiva l'accesso all'ultimo ambiente. Attraverso una gradinata i cui cigli erano costituiti da stangoni in peperino, all'interno dei quali era stato costituito un selciato oggi completamente scomparso, si scende dal primo livello, dove venne costruita la torre ad una piazzetta sottostante sulla quale prospettano la Villa, la Cappella, il Casino e sulla quale si aprono gli accessi a tre ambienti interamente scavati nel tufo, forse adibiti a cantina.

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La Villa
L'impostazione planimetrica della Villa venne condizionata da una preesistenza alla quale vennero adattate le strutture di completamento. Originariamente si doveva presentare a pianta quadrata, con due piani e soprastante torre palombaia tipica dei casali di campagna.

Molti gli interventi per dare al casale l'aspetto attuale. Particolarmente cura venne riposta nell'abbellimento della facciata prospicente la piazzetta. Tale intento venne armonicamente perseguito ricomponendo il vecchio corpo di fabbrica con il nuovo consistente in due ambienti porticati posti su due piani, realizzati alla destra dell'edificio e in asse con la Torre.
Per ottenere una visuale simmetrica dell'intera facciata si rese necessario ampliare visivamente la torre palombaia con l'aggiunta di una punta posticcia e murare una porta sull'ala sinistra. Sempre in facciata le finestre vennero riquadrate a semplice fascia, gli angoli vennero nobilitati con una finta bugnatura intonacata e i marcapiani vennero evidenziati con una fascia continua intonacata in rilievo, mentre una coloritura in travertino e peperino contribuirono a nobilitare un'architettura di per se povera.

L'antica scala, posta alla destra dell'edificio, che collegava tra loro i vari piani, venne eliminata, con esclusione del tratto che dal piano terra conduceva alle cantine, ed al suo posto venne costruita la nuova loggia che si affacciava sul prospetto della Cappella con due ordini di arcate sovrapposte, accanto alle quali è posto il piano costituito dalle murature portanti del nuovo corpo scala, murature sulle quali si apriva una finestra con ovulo sovrapposto.

Come già detto nella loggia venne costruito il nuovo corpo scala di rappresentanza che doveva collegare la loggia a piano terra con quella superiore, dove si apriva l'entrata al primo piano. Questo subì delle modifiche interne, come del resto avvenne per il piano terra, per adattare la vecchia costruzione alle nuove esigenze.
L'intervento maggiore consistette nel mettere tutti gli ambienti in comunicazione visiva tra loro. Al primo piano venne realizzata la stanza per il Cardinale che poteva usufruire anche di un giardino segreto pensile posto al di sopra della rimessa esistente a piano terra.

Sempre all'interno dell'edificio come ancora oggi si può notare attraverso il folto fogliame delle ramificazioni di fico selvatico suggestivamente colorito dai raggi del sole che entrano attraverso le murature crollate ed il tetto oramai inesistente, anche le riquadrature delle porte erano decorate in stucco con lo stesso tipo di modanatura già usato per riquadrare le finestre all'esterno. Dai documenti risulta poi che le stanze superiori avevano soffitti cassettonati, riccamente decorati e dipinti, mentre le pavimentazioni, di cui più nulla rimane, erano costituite da "Mattonato ordinario, rotato con acqua", così come più propriamente si addiceva ad una residenza di campagna. Le descrizioni che ci sono giunte lasciano anche notizie di dipinti e disegni che in buon numero erano conservati all'interno della Villa. Tra di essi spiccavano i disegni autografi del Bernini per "Il Tempo che scopre la Verità" e per la "Cattedrale di San Pietro", ora conservati in Vaticano.
Notizia precisa di ogni opera conservata all'interno della Villa ci è data dai conti dell'indoratore laddove si precisa quali cornici si erano indorate per incorniciare ciascun quadro.

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La Cappella
Alla destra della Villa è posta la piccola chiesa dedicata a San Francesco di Sales. Di nuova costruzione ci si presenta in facciata con un semplice ordine dorico con architrave fregio e cornici sormontati da un timpano. I robusti bugnati d'angolo, lavorati in peperino, sostengono la trabeazione completa in peperino, sormontata da un timpano anch'esso in peperino, nella cui specchiatura intonacata era inserita una croce lavorata nella stessa pietra, in seguito sostituita dall'attuale stemma della famiglia Chigi lavorato in travertino. In peperino è anche il portale d'ingresso alla Cappella. Le specchiature esistenti all'interno dell'ordine così costituito sono intonacate ed erano originariamente dipinte color travertino. Nel fregio le metope, sono modellate in peperino a forma di stella chigiana, stuccate e dipinte.

La facciata era completata da un piccolo campanile con timpano curvilineo intonacato e modanato in stucco con coloritura color peperino. Sul colmo del tetto al centro del colmareccio era impostata una base in muratura intonacata e rifinita come il campanile, posta a sostegno di un angelo in peperino.
Un portale dalle linee semplici si apre su uno spazio interno dall'interessante pianta ellittica inclusa in un rettangolo, così che ai quattro angoli sono ricavate quattro piccole sacrestie.

La copertura a volta ellittica intonacata e decorata a stucco presentava originariamente una rappresentazione dello Spirito Santo i cui raggi andavano ad occupare l'intero invaso della volta stessa. La pavimentazione, ancora oggi in opera, è costituita da un semplice mattonato ordinario dall'interessante disposizione a spina di pesce mentre le pareti intonacate e poi rifinite a stucco bianco vennero decorate con quattro affreschi narranti quattro storie della vita di S. Francesco di Sales, realizzate dal pittore Angelo Canini nel maggio del 1666. Sul fondo della chiesa è stato realizzato l'altare maggiore, che si presenta con una edicola conclusa con un timpano curvo interamente rifinite a stucco bianco.
Laddove il quadrilatero in cui è inserita la Cappella si allargava a trapezio era ricavata la "Sagrestia delli Paliotti" in cui trovava posto il Pilo del lavamano con pilo sotto di marmo.
Il 16 Settembre 1665 essa riceveva la sua campana.

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Il Casino
Come già accennato in precedenza anche il Casino fu edificato su di una preesistenza, la cui consistenza originaria comprendeva già tutto il piano terreno sul quale venne creata l'attuale sopraelevazione avendo comunque cura di conferire ai nuovi prospetti la necessaria unitarietà. In particolare il prospetto sulla piazzetta veniva modificato con l'aggiunta di una parete, prolungamento della facciata stessa del Casino, che andava a chiudere il "giardinetto" compreso fra il terrapieno del terrazzamento superiore e la facciata ovest del Casino stesso. Anche gli spigoli del Casino vennero eseguiti a bugnatura finta in intonaco, le finestre e le porte furono semplicemente riquadrate e la coloritura nella facciata risulta che fu eseguita in color travertino.

Non furono apportate sostanziali variazioni alla planimetria originaria e sulle murature portanti preesistenti furono innestate le murature nuove del piano superiore. Le comunicazioni tra gli ambienti originari furono leggermente modificate per consentire una migliore funzionalità del complesso ed un ambiente fu completamente modificato per essere attrezzato a stalla con lavori di pavimentazione e con l'inserimento di "n. 8 colonne per le poste delli cavalli".
Il Casino così trasformato fu coperto da un nuovo tetto, edificato con l'utilizzazione di materiale di recupero proveniente dallo smontaggio del tetto preesistente, integrato con materiali nuovi provenienti da Roma.

Attraverso il Giardinetto si accedeva poi ad una grotta all'interno della quale furono eseguiti dei lavori per adattarla probabilmente a cantina. I documenti ci attestano l'uso al quale i vari ambienti furono destinati: cucina, stalla, stanza dei lavoranti al piano terra, e fienile al primo piano. Le pavimentazioni erano eseguite con mattonato ordinario rotato con acqua.

L'estensione della residenza si sviluppava ancora verso est, con giardini e fontane, tra queste c'era una fontana dalle cento cannelle sul tipo di quella della villa d'Este a Tivoli. Vi erano inoltre colonne, statue che dovevano rendere tutto il complesso scenograficamente vivo. Ma dell'opera dei numerosi artisti che qui vi lavorarono nulla rimane, il completo abbandono in cui è caduta la Villa Versaglia, risalente alla metà dell'ottocento, anno in cui fu lasciata per essere poi espropriata, ha provocato la totale rovina del complesso. Nel 1908 venne smontato il tetto a capriate della Villa per essere trasportato nella residenza dei Chigi a Castel Fusano.
Ma nonostante lo stato di rudere il complesso non resta però privo di interesse e tra la fitta vegetazione che racchiude quasi con gelosia gli avanzi murari si può ancora raccogliere il fascino del passato.


Testi: Massimo Stipa
Fotografie:
Elaborazione Web LC Net Ritorna