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Formello
Veio, le tombe a camera e i tumoli

 

 

Lo sviluppo economico appare crescente per tutto l'VIII e il VII sec. a.C. Dalle prime tombe a pozzo semplice o con loculo, si passa alle tombe a fossa, anch'esse semplici o con loculo (dagli inizi dell'VIII sec. a.C.), e quindi alle tombe a camera (metà del VII sec. a.C.). Queste in genere sono di forma assai semplice, con "dromoi" di varia lunghezza, muniti o meno di loculi per deposizioni secondarie, e camere quadrangolari fornite di banchina semplice realizzata il più delle volte mediante lastroni posti verticalmente.

Contemporaneamente, nella città, dalle capanne del IX-VIII sec. a.C. si passa gradualmente ad abitazioni costruite con fondazioni di blocchi e scaglie di tufo ed alzato in mattoni crudi su piante rettangolari assai semplici: le più antiche (VII sec. a.C.) sono state scavate a porta Nord-Ovest e a Piazza d'Armi. Sempre alla fine del VII sec. sorgono i primi templi, da quello antichissimo di Piazza d'Armi al primitivo impianto di culto a Portonaccio. L'epoca, come nel resto dell'Etruria centro-meridionale, è dominata da una potente aristocrazia:
a Veio, tuttavia, l'ampiezza e la continuità nel tempo di questa aristocrazia sembrano limitate, dal momento che le tombe a camera di VII-VI sec. a.C. risultano relativamente poco numerose e contemporanee con tombe a fossa, e soprattutto poiché le grandi sepolture gentilizie a tumulo risultano ancor meno numerose.

L'atrio della tomba G. Moretti di Cerveteri, della fine del VI secolo a. C., può fornire l'immagine del vestibolo di un tempio, con i suoi elementi struttivi: l'intelaiatura del tetto, le colonne (capitello dorico, base sagomata), le porte d'ingresso alle celle nella parete di fondo (a sinistra nella fotografia)

I tumuli di Veio conosciuti, infatti, sono appena otto, dei quali soltanto quattro veramente grandi e degni di stare di fronte ai consimili sepolcri principeschi d'Etruria: Monte Aguzzo, sulla cima di Monte Aguzzo presso Formello (m 247 s.l.m.) contenente la "tomba Chigi" che, pur non rinvenuta intatta dagli scavatori del secolo scorso, ha restituito la celebre "olpe" protocorinzia Chigi e l'altrettanto noto vaso con alfabeto, detto appunto alfabeto di Formello; il gigantesco tumulo di Vaccareccia ad Est della città, anch'esso saccheggiato già in epoca antica: e infine i due tumuli di Oliveto Grande ad Ovest di Veio. Questi tumuli, in genere connessi con aree di necropoli etrusche, sono databili tra il 650 e il 600 a.C., e non contenevano materiali molto più tardi del principio dei VI sec. a.C., epoca del massimo splendore di Veio, documentata da altre tombe a camera.


Testi: Mario Torelli
Fotografie: Mario Carrieri
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