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Il Paese
 

Il centro di Sacrofano si presenta come una struttura insediativa consolidata da secoli e, attualmente, dotata di uno spiccato dinamismo demografico ed edilizio. Esso è, in sostanza, un "centro minore" radicato nelle vicende territoriali della campagna romana, la cui vicinanza con Roma ha significato, e significa ancor oggi, un reale coinvolgimento nelle vicende della capitale.

La localizzazione dell'abitato, su un percorso intermedio tra due consolari (la Cassia e la Flaminia) è quasi baricentrica rispetto a un territorio (della communità prima che del comune) ricco di risorse e di differenti potenzialità agricolo-pastorali: pascoli e bosco nella parte superiore, dominata dal Monte Musino (uno spettacolare belvedere naturale che controlla tutto l'agro di Veio e Capena e si affaccia su Roma) e terreni seminativi e colture specializzate sui ripiani collinari nella parte più bassa.
Le equilibrate risorse produttive hanno garantito un'autarchia economica e culturale pressochè completa, fino a tempi recentissimi; la vicinanza con Roma non ha impedito la sopravvivenza attiva del tradizionale rapporto con l'ambiente e di una "vita di paese" che si esprime nelle feste e in generale, in un sincero attaccamento ai valori locali.

L'impianto urbanistico del castrum di Sacrofano, risultato di una serie successiva di aggiustamenti e modificazioni che interessano gli ultimi secoli del medioevo, possiede una sua eccezionale coerenza e unità. La strada di sommità (via di mezzo) costituisce, come tanti altri piccoli insediamenti del Lazio, la struttura portante di un sistema lineare che si articola in vie minori laterali, irregolari e scoscese.
Gli elementi base del nucleo fortificato sono: un piccolo "castello" verso monte, forse a guardia dell'unica porta (dove poi sorgerà l'imponente costruzione in tufelli), la chiesa di S. Giovanni, la strada principale e, forse, due percorsi laterali minori che, sembrano già consolidati a partire dal X-XI secolo. 
Piazza San Biagio
 La particolarissima morbidezza dei raccordi e l'armonia degli spazi, che fanno di Sacrofano un centro dal sottile fascino labirintico (quasi un gigantesco prodotto dell'artigianato tradizionale) scaturisce, in parte, dai successivi aggiustamenti tra edilizia e suolo pubblico, nel segno costante di una eccezionale ristretezza di dimensioni.
Anche se non si può parlare di un particolare "tipo" urbanistico, il castrum nel suo insieme risponde ad un diffuso modello che, mentre ha il proprio asse di simetria nella strada principale (tratto urbano di un percorso territoriale), si articola lateralmente in vie e vicoli destinati esclusivamente alla residenza, costruiti insieme alle case e a carattere semiprivato.
Per queste parti si può anche parlare di quella indiretta influenza dei modelli islamici che ha trovato notevoli e numerosissimi esiti anche nel Lazio e che, nella nostra area, può avere preso corpo a partire della presenza saracena del IX-X secolo.

La costruzione a tufelli è una tecnica muraria caratterizzante l'edilizia civile romana tardomedievale. Essa costituisce, nel complesso, l'ultima fase costruttiva di torri e case, sia sostituendosi gradatamente, in altezza, ai mattoni e all'apparecchio a mattoni e tufi alternati, sia completando il coronamento ad archetti delle case. Tale tecnica doveva avere una diffusione quasi generalizzata, se era stata impiegata nella tamponatura dei fornici del Teatro Marcello a Roma, e in generale, in operazioni di risarcitura e completamento di edifici in mattoni incompiuti o lesionati.
La presenza di questo strato murario, ampiamente rappresentato a Sacrofano, ci ha condotto non soltanto a stabilire un rapporto preciso con la città comunale, ma anche con gli altri centri circunvicini tra la Cassia e la Flaminia. Ovunque il tufello è usato quasi esclusivamente per edifici civili e militari, dalla casa alla casa-torre, alla torre, alla fortezza. Questo elemento che si collega con la povertà e la scarsa aggressività stetica, costituisce elemento di conferma di una datazione compresa tra il tredicesimo e quattordicesimo secolo.

L'impianto della rocca di Sacrofano risulta grosso modo trapezoidale, con cortile interno (dove probabilmente esisteva una torre). Un fossato la proteggeva verso monte, oltre il quale, un "borgo" fortificato con mura e porte corrisponde forse al fortilicium citato nel 1535. La struttura del castello è molto simile alla rocca di Castelnuovo di Porto, anche esso rettangolare, con torri angolari, e disposta a sbarrare l'unico accesso da monte. La costruzione del castello di Sacrofano (che eventi successivi lo destinarono a ghetto), si coloca in un periodo di intensa militarizzazione del territorio, dove ai contrasti tra Orsini e Colonna (ben arroccati a Castelnuovo di Porto) si accavallano le politiche talvolta contraposte del Comune romano e del Papato. La sua collocazione, nel punto più alto e difendibile, va anche vista come uno sbarramento contro i pericoli provenienti da nord (dalla Cassia e da Campagnano); segno questo di una valida omogeneità territoriale di Sacrofano con l'antica unità territoriale (di altopiano) di Capracorum.

Le vicende edilizie e politiche successive, tra la fine del '300 e la prima metà del '500, appaiono invece come frutto di un completo rovesciamento in direzione della valle del Tevere e di Roma. Si può indicare lo sviluppo trecentesco e quattrocentesco come il momento centrale sia per quanto riguarda la struttura edilizia interna sia per il definitivo ampliamento e consolidamento del perimetro difensivo. Alla prima fase "orsina" (fine sec. XIV) può appartenere il grandioso torrione retrostante la chiesa di S. Giovanni, la cui muratura in tufo squadrato è paragonabile a quella della rocca di Formello (1373); essa può riferirsi alla stessa presa di possesso del feudo degli Orsini sotto il pontificato di Gregorio XI (1370-77). La dimensione del torrione fanno pensare ad un uso anche residenziale, in stretta connessione con la chiesa dalla quale è divisa da un stretto sottopassaggio. Sarebbe da escludere un'ampliamento del perimetro murario anteriore alla metà del '400, quando inizia il completo ammodernamento delle difese, rivolte ormai a fronteggiare in direzione di Roma i pericoli provenienti dalla direttrice Flaminia.
L'impegno di queste opere risulta evidente anche nei confronti dei vicini centri di Formello e sopratutto di Campagnano dove per i lavori anticolonnesi di Nicolò V, il castello in tufello viene rafforzato e dotato di spesse scarpate per meglio resistere alle artiglierie. A Sacrofano due poderosi torrioni rotondi sono posti a difesa della Porta Romana; una nuova scarpatura omogeneizza le vecchie linee difensive (conpreso il torrione quadrato), racchiudendo l'abitato in una solida cortina ancora oggi sostanzialmente conservata. Queste difese (importanti nelle vicende politiche tra il XV e XVI secolo), sicuramente erano circondate da un fossato e da una zona libera di abitazioni, probabilmente provocarono la distruzione parziale di un "borgo" sicuramente preesistente in direzione di Roma, nella zona di S. Biagio.

Largo Cardinale Gasparri Il quattrocento può essere indicato come il secolo decisivo per Sacrofano: il rinnovamento edilizio e l'inizio della chiesa di S. Biagio. E' a questo periodo che si possono riferire le casa dotate di grande arcate di tufo a piano terreno che caretterizzano, ancora oggi, l'ambiente interno del paese. La chiesa di S. Biagio (indicata come settecentesca o rinascimentale) è stata concepita (se non costruita) nella seconda metà di questo secolo.


Testi: Elisabetta De Minicis Elaborazione Web LC Net
Collaborazione: Gianluca Luciani
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