Sacrofano
La Storia
 

 

La natura vulcanica del territorio dove sorge Sacrofano è immediatamente percepibile dall'andamento stesso del terreno. Il continuo intervallarsi di canaloni, di contrafforti con pianure ed altopiani denota la lenta erosione dei corsi d'acqua sulla stratificazione, relativamente giovane, delle rocce tufacee.
La zona, proprio per questa sua caratteristica che ben si presta allo stanziamento di centri di difesa, venne intensamente occupata fin dall'epoca etrusca. Veio era la città a capo di un vasto territorio, l'Ager Veientanus, che si estendeva a nord di essa, tra la Cassia e la Flaminia, e comprendeva per intero il cratere del Sorbo alle cui pendice si trova Sacrofano.

Una parte considerevole degli abitanti di Veio lavorava per lunghi periodi nelle campagne dell'Ager pur abitando in città; nacquero così numerosi insediamenti di carattere modesto, per lo più piccole fattorie o capanne adatte ad ospitare una sola famiglia. Il collegamento tra la città ed il suburbio era garantito, inoltre, da una vasta rete stradale, di cui restano ancora numerose tracce. Alcune di esse attraversavano longitudinalmente l'Ager Veientanus in direzione di Capena e passano o lambiscono il territorio di Sacrofano. La maggior parte delle strade di origine etrusca erano in uso anche in epoca romana e l'esame attento del loro percorso e dello sviluppo degli insediamenti, a cui servivano, permette di seguire la storia del popolamento dell'intera zona.

Un gran numero di insediamenti etruschi era servito da una strada che da Veio correva parallelamente alla Cassia ed, attraversando il centro del cratere del Sorbo, raggiungeva a nord la strada per Capena. Forse non era la principale strada di collegamento tra le due città etrusche, ma certamente era una via di gran traffico, infatti lungo il suo percorso si trovano una gran parte dei siti di fondazione etrusca. E' chiaro che, proprio per questo stretto legame che intercorreva tra città e campagna, la maggior parte delle fattorie si trovava nelle immediate vicinanze di Veio e l'occupazione del suolo nelle zone più esterne dell'Ager era strettamente condizionata dalla viabilità. Infatti, per quanto riguarda il territorio di Sacrofano che si trova all'estremo nord, gli insidiamenti sono piuttosto pochi e concentrati nella parte ovest.
Un'altra strada etrusca attraversava la parte centrale del territorio, costeggiando le pendici sud del cratere del Sorbo e correva verso la Valle del Tevere a sud, mentre che a nord si ricollegava alla strada per Capena. Inoltre, tramite un diverticolo all'altezza di Monte Noce raggiungeva la città di Veio. E' senz'altro l'arteria principale di tutto il territorio e la continuità d'uso è attestata sia in epoca romana che medievale. Lungo il suo percorso, in gran parte lastricato dai romani, si trovano numerose tracce di insediamenti di età repubblicana ed imperiale.

Dopo la conquista di Veio da parte di Roma, molti siti etruschi vennero abbandonati, altri vennero assorbiti da nuovi insediamenti. Quelli sorti in età repubblicana preferivano generalmente alle località di altura i declivi dolci e le pianure. Alla metà del I sec. d.C. si raggiunse un'alta densità di occupazione del suolo; le fattorie e le ville romane si stanziarono, oltre che lungo tutto il pendio del cratere del Sorbo, nelle aree ancora libere fino alla Flaminia.

I siti romani presentano caratteristiche diverse in quanto variano secondo l'estensione del terreno e la posizione che occupano. Sia nell'Ager Veientanus che nell'Ager Faliscus, risulta che le fattorie per la loro grandezza relativamente limitata tendevano a stanziarsi sui pendii ed a breve distanza l'una dall'altra, mentre le ville occupavano piattaforme più estese ed erano spesso corredate da impianti idrici (cisterne) per la raccolta delle acque ad uso agricolo.

La vasta occupazione delle campagne avvenuta in epoca romana è chiaramente visibile nella zona est del territorio di Sacrofano. Venne aperta una nuova strada che dalla via Flaminia (Malborghetto), attraverso la campagna, si ricongiungeva alla strada per Capena subito a nord di Sacrofano, rendendo più agevole il traffico tra i numerosi stanziamenti agricoli nati in quella zona e le principali arterie di collegamento con Roma. L'apertura della nuova strada diede maggiore importanza ad un sentiero di campagna, di origine etrusca, che serviva di collegamento secondario tra Veio e Capena, raggiungendo la via Flaminia poco prima della Mola di Sacrofano. Due grandi ville ed una serie di fattorie sparse sulle pendici del Monte Caminetto e del Monte Mellazza si servivano di questa via.

Dopo il I sec. d.C., in cui si ebbe questo grande incremento nel popolamento delle campagne, il numero degli insediamenti con continuità di occupazione diminuisce. Nei V-VI secolo si ha il maggior numero di abbandoni e le fattorie o ville che persistono dall'epoca romana sono quelle che si trovano nei luoghi meno accessibili, lontano dalle principali vie di comunicazione, da cui scendevano le prime invasioni Goti.
L'abbandono di una gran parte dei siti romani determinatosi nel V-VI secolo, non significa uno spopolamento totale delle campagne. Accanto agli insediamenti romani ancora in uso nascevano alcuni nuovi impianti a carattere modesto (fattorie). I contadini, per quanto possibile, non abbandonarono la loro terra d'origine.
Sebbene l'instabilità politica e l'insicurezza fosse un dato comune a tutta l'Italia, un tipo di conduzione agricola minore sopravvisse all'organizzazione clasica delle campagne. Il VI-VII secolo, infatti, sembra che sia stato caratterizzato dalla presenza d'insediamenti agricoli aperti.

Nel VIII secolo la chiesa concretizza il suo intervento nell'organizzazione territoriale della Campagna Romana con la fondazione delle domuscultae. Quando nel 780 Papa Adriano I fondò la domusculta Capracorum che comprendeva la zona dell'Ager Veientanus, le campagne non erano affatto abbandonate; infatti sono citate fundi, massae e casales, che presupongono un'organizzazione ben precisa del territorio agricolo.
Anche Sacrofano compare come fundus Scrofanum, ma quando avvenne il passaggio da questo tipo di organizzazione fondiaria al villaggio fortificato, al castrum, non è facile da determinare.
Nel confinante Ager Faliscus, il quale per secoli fu zona di frontiera, già nel VII secolo ebbe inizio un processo d'incastellamento determinato evidentemente da motivi di difesa.
Nell'Ager Veientanus, invece, la popolazione si sentiva maggiormente difesa, anche per la presenza dei Monti Sabatini a nord, ed il fenomeno dell'incastellamento dovette avvenire molto più tardi, quando divenne un rapporto economico-giuridico tra il Signore ed i coloni (X-XI secolo).
Nel territorio di Sacrofano vi sono i resti di due insediamenti abbandonati con elementi di difesa (torre, fossato). Il primo in zona Pian di Lalla, si trova su di un piccolo promotorio tra il Fosso Rocchette ed il Fosso Pantanelle. Il secondo si trova sul Monte Musino ed formato da due corpi distinti: una torre di vedetta posta all'incrocio della strada che dalla Valle del Tevere porta a Capena con la direttrice Sacrofano-Formello; poco lontano vi sono, poi, le tracce di un fossato circolare di 60 mt. circa di diametro con all'interno un terrapieno dove sorgeva probabilmente una fattoria.
Per quanto riguarda la viabilità, le strade in uso in epoca medievale ricalcavano, dove era possibile, i percorsi antichi spesso con deviazioni condizionate dalla presenza di chiese (S. Maria, S. Lorenzo) o da insediamenti di nuova formazione (Sacrofano-Formello).

Comunemente Sacrofano viene considerato un insediamento di fondazione medievale. La documentazione storica, infatti, si riferisce ad un sito organizzato non prima del secolo XI. Si tratta dell'elenco delle pievi e delle chiese subordinate di pertinenza del vescovo della diocesi di Silva Candida, dove vengono citate le chiese di S. Maria, S. Giovanni, S. Biagio e S. Lorenzo in Scrofano; quindi, in quell'epoca Sacrofano era un villaggio fortificato.

Questi sporadici documenti rendono possibile una alquanto frammentaria ricostruzione storica del fondo. Donato nel 775 da Papa Stefano III per opera di Eustathius Dux ai monaci di Santa Maria in Cosmedin, esso apparve nel 1027 incorporato nella diocesi di Selvacandida, come testimonia una bolla del pontefice Giovanni XIX.
Due secoli più tardi, il monastero di S. Alessio stipulò nel 1229, con Alessio e Giacomo di Scrofano e, nel 1235, con Graziano di Scrofano, due atti di locazione riguardanti il fondo.
Dalla fine dell'ottavo alla metà del XV secolo nel ruolo di feudatari si susseguirono i Savelli, i prefetti di Vico ed i Nardoni. Dopodiché, per motivi di supremazia strategica, gli Orsini s'impadronirono delle zona - ad eccezione della breve parentesi in cui dal 1503 al 1516 i Borgia imposero il loro dominio - restano al potere fino al 1662, anno in cui cedettero la signoria al cardinale Flavio Chigi. Fino a non molti anni fa il nome del paese era Scofano, e pare che derivasse da "Sacrum Fanum" cioè sacro tempio, che si ritiene dedicato al dio etrusco Velta. Vi è anche una leggenda secondo cui il nome trae origine da una scrofa ivi rinvenuta, tanto che nello stemma di Sacrofano è rappresentato questo animale. Un'altra ipotesi fa risalire il toponimo al soprannome attribuito ad una famiglia romana che possedeva in Sacrofano, come narrano Terenzio Varrone e Macrobio, una villa e dei terreni agricoli.


Testi: Elisabetta De Minicis
Ass. Pro Loco Sacrofano
Elaborazione Web LC Net
Collaborazione: Gianluca Luciani
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